I tre fotogrammi del fine settimana gialloblù

Nell’amara domenica di maggio che separa il Bentegodi dalla squadra, il Verona concede 3 punti facili facili all’Udinese per ragalarle una quasi salvezza e si congeda dal pubblico amico tra i fischi.

I tre fotogrammi del fine settimana non sono legati al campo. Il primo riguarda senza dubbio Boldor. Il centralone rumeno si è scaldato durante la ripresa, ma prima Danzi e poi Aarons e Bearzotti hanno fatto il loro ingresso in campo senza lasciargli la possibilità di entrare. Boldor è tornato in panchina contrariato, scuotendo la testa e poi se n’è andato nello spogliatoio senza nemmeno salutare. Con metà secondo tempo ancora da giocare, si tratta di un episodio senza dubbio da censurare, ma che fa aprire un’altra piccola crepa in uno spogliatoio che poi tanto unito al suo tecnico non è.

Secondo fotogramma dedicato a Zuculini e Vukovic. Sostituiti nella ripresa, il primo per tenuta fisica, il secondo senza un motivo valido, non sono stati fischiati dal pubblico di fede gialloblù. Segno che chi sa giocare a calcio e soprattutto si impegna davvero in campo non viene criticato a priori dal pubblico veronese.

Infine ultimo fotogramma per gli striscioni apparsi in tribuna superiore, zona 1° Febbraio. Striscioni inneggianti le massime di Fabio Pecchia in queste due annate a Verona: “Colpa del vento”, “Non devo chiedere scusa”, “Però nessuno ci crede”, “Clima ostile”, “Siamo in crescita”.

Due di queste sono diventate addirittura cori. I conti si fanno alla fine, dicevano Pecchia e Fusco. Bene, la fine è arrivata e se questo piccolo Verona è retrocesso senza mai lottare davvero non è certo colpa di giornalisti e tifosi.

La speranza è che dietro ci sia un nuovo progetto serio e che questo sia solo un A…rrivederci.

Damiano Conati

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