Il risultato sportivo prima di tutto: ognuno si faccia un esame di coscienza

Da mesi regna attorno al Verona un clima di sfiducia. Nonostante i vani tentativi di Setti di metterci la faccia con video, lettere ed e-mail aperte. Nonostante sia stata fatta una sorta di chiarezza sulla situazione contabile dell’Hellas Verona. Nonostante sia stato spiegato a più riprese qual era l’obiettivo di questo Hellas e cioè bilanci sani, pochissimi soldi da investire, costruzione di una squadra giovane che possa giocarsela per la salvezza fino all’ultima giornata. Nonostante tutto questo, da mesi regna attorno a squadra e società negatività, a tratti odio, difficile da spiegare. Proviamo a farlo.

Come abbiamo scritto qualche giorno fa (http://www.hellasnews.it/quando-limprenditore-non-fa-i-conti-con-i-sogni/), il Verona non è solo bilanci sani e Setti dovrebbe perlomeno provare a far sognare i tifosi. Purtroppo questo non avviene. Ma i numeri dicono che in sei anni il Patron di Manila Grace ha ottenuto due promozioni dalla B, quattro stagioni in A e tanti giovani del vivaio lanciati in prima squadra. Libri di storia alla mano, quasi nessuno in oltre 110 anni di Hellas gialloblù ha fatto meglio di lui.

Parliamo di Fusco e Pecchia. Hanno vinto il campionato di B al primo tentativo, e non è mai facile, nemmeno se hai più soldi delle altre, gli ingaggi molto più alti delle dirette concorrenti e probabilmente la rosa migliore. In A hanno sofferto e sono caduti in alcuni passaggi a vuoto clamorosi come la mancanza di una vera punta di ruolo oltre ad un 17enne in prestito secco o alle sconfitte indecorose contro Crotone e Benevento. Ma anche qui i numeri oggi sono dalla loro parte: nel girone di ritorno il Verona ha 12 punti (1 in meno di tutta l’andata), sarebbe dodicesimo insieme a Spal e Crotone, con 3 punti di vantaggio sulla terzultima. Squadre più ricche e che hanno speso molto, ma molto, di più come Spal e Sassuolo sarebbero pari o addirittura sotto, società da oltre un decennio in Serie A, come Chievo e Udinese sarebbero in fondo alla classifica. Il Verona di oggi sta meglio di tutte le dirette concorrenti e può dire la sua in chiave salvezza anche perché mancano ancora 7 gare. Però il clima di sfiducia persiste.

Forse per attinenza della storia legata a Napoli dei due principali timonieri gialloblù.

Perché questo clima, quindi?

Tutti sognano lo sceicco del Brunei che ti porti in Champions League, e tutti sperano che l’allenatore non sbagli un colpo. Certamente quello che i tifosi del Verona esigono è impegno, grinta e voglia di mettercela tutta per onorare la maglia.

Quando l’Hellas di Ventura cadde in Lega Pro, aveva vissuto una delle stagioni più travagliate della sua storia. Squadra scarsa che però dava tutto ogni domenica, con i tifosi che apprezzavano. Addirittura, dopo il doloroso spareggio con lo Spezia, tutto il Bentegodi applaudì quel gruppo, che aveva davvero grossi limiti tecnici e una società totalmente disorganizzata, all’opposto di quella attuale.

Oggi, questo Verona, costruito con pochissimi denari, non è molto meglio di quella squadra, fatte le debite proporzioni. Ma per il dispiacere di tutti, la squadra non sputa sangue con continuità. Non è sempre sul pezzo e spesso si perde senza nemmeno lottare. Cosa sia successo nella testa dei giocatori in casa con Crotone o a Benevento non si può sapere. È facile dire che i calabresi hanno segnato al primo minuto e poi avevano la gara in discesa, oppure che i sanniti erano spensierati e senza pressioni, visto che sono già in B. Ma il Verona dov’era? Parlano i numeri: quando questa squadra va sotto, difficilmente recupera. Sarà la giovane età degli interpreti in campo, ma non sempre si vede l’impegno e la concentrazione che spesso l’obiettivo salvezza richiederebbe.

Questo probabilmente basta per spiegare la rottura con la tifoseria che comunque, tolto qualche striscione esposto e alcuni beceri cori verso la società, non fa mai mancare il suo supporto durante il match. Il clima teso si respira prima e dopo il match. Durante, non vengono mai a mancare i cori di incitamento.

Una cosa resta però un punto fondamentale da sottolineare: il bene dell’Hellas prima di tutto. Tifosi che sperano in una sconfitta del Verona per vedere l’esonero di Pecchia non sono veri tifosi. Altri che fischieranno a prescindere da qui a fine stagione lo sono ancora meno.

Passata la delusione e la grande rabbia post Benevento, quello che conta adesso è la salvezza a prescindere da tutto il resto. Tanto se i problemi del tifoso sono Fusco o Pecchia, quelli sono già risolti: uno è già andato, l’altro se ne andrà di sicuro il prossimo 20 maggio. Ora conta solo il bene del Verona. E come chiesto e mostrato da capitan Romulo dopo il Cagliari, adesso c’è davvero bisogno che tutti remino dalla stessa parte. Se poi arriverà la Serie B, ci sarà tutto il tempo per i processi. Adesso conta solo l’Hellas.

Damiano Conati

1 COMMENTO

  1. Pecchia si é fatto un esame di coscienza?
    Cosa pensa quando vede giocare questa squadra?
    Dimettersi sarebbe il minimo, ma poi chi gli farà un nuovo contratto a sto scarsone?

LASCIA UN COMMENTO

*