Mandorlini: “L’importante è arrivare quart’ultimi”

«Ciao come state? Si è vero, sto venendo a Verona: mi hanno chiesto di essere in un teatro a Sona per parlare di calcio e sto arrivando». Andrea Mandorlini, casa e amici in città, appena può torna su un palcoscenico caro a parlare di una squadra che ha sentito più di ogni altra.

«Sicuramente» dice, «il mio cuore è qui. Anni indimenticabili. Martinelli, la doppia promozione dalla C alla A e poi tanti amici e l’affetto dei tifosi con una curva unica al mondo. Nei giorni scorsi pensavo a cos’era l’aeroporto quando tornammo da Salerno, pazzesco». Ad invitare Mandorlini, Raffaele Tomelleri – già giornalista de L’Arena – che ora porta in giro il calcio d’altri tempi per i teatri della provincia.

Contattato prima che salisse sul palco, Mandorlini ha iniziato a parlare. «Che bello passare un po’ di tempo a Verona». Eppure lui è in convalescenza per un incidente di caccia. «Ma quale incidente di caccia?», ride l’ex mister di Toni, «ho diviso due cani che si stavano azzannando e mi è quasi partito un dito me l’hanno sistemato». La chirurgia fa davvero miracoli oggigiorno. Come un «miracolo calcistico» avrebbe dovuto fare l’Hellas a Bergamo per fermare l’Atalanta. E dopo il primo tempo c’erano pure delle buone indicazioni.

«Non vorrei parlare del Verona», commenta, «non è giusto nei confronti di mister Pecchia e di un gruppo di lavoro che è diverso da quello dei miei tempi. Fra l’altro non l’ho mai osservato molto bene. L’ho fatto solo dalla tv e da lì si ha una visione parziale». Insistiamo perché l’occasione è troppo ghiotta e troviamo il solito Andrea innamorato di Verona e dell’Hellas, con qualche sassolino, forse, ancora nelle scarpe.

D’altronde il suo con Martinelli prima e Setti poi, fu un ciclo vincente. Lo dicono i risultati, lo dicono i numeri. Come Donadoni a Bologna o Di Francesco al Sassuolo, anche se loro hanno sempre avuto budget diversi e qui non è colpa di nessuno.

«Va bene, qualche difficoltà esiste e si vede» racconta Mandorlini sul Verona di oggi «però non fatemi parlare, non è giusto. Seguo poco e leggo le dichiarazioni dei responsabili. È normale che ci siano delle situazioni difficili. L’importante è arrivare quart’ultimo, quindi. Guardate, ho visto dal vivo Sassuolo-Udinese. Due squadre nervose e con gli stessi problemi del Verona. Quando sei lì sotto fai fatica ad essere sereno». Tre stagioni fa, complice un battesimo, Mandorlini si ritrovò insieme a Setti, Toni e Pazzini. Il presidente comprò l’ex milanista. Non ci fu tregua mediatica Mandorlini che ad ogni intervista doveva rispondere sempre alla stessa domanda: «Pazzini e Toni possono coesistere?».

Adesso ne è passata di acqua sotto al Ponte di Castelvecchio, luogo che il Pazzo adora, ma… «Lo so cosa volete chiedermi», intuisce Mandorlini, «nel rispetto di tutti vi dico, che un allenatore deve fare molte riflessioni e tener conto di tanti fattori. Il Pazzo è stato fondamentale nello scorso campionato di B. Personalmente mi dispiace, anche perché in serie A l’esperienza conta e quindi dovrebbe avere un po’ più di continuità, però ripeto è una cosa che riguarda la dirigenza, il mister e il Pazzo. Non voglio andare oltre perché non ho ne elementi per farlo e non mi compete. Mi auguro sul serio che l’Hellas riesca a salvarsi perché qui a Verona se lo meriterebbero tutti».

E Mandorlini che cosa fa?«Vorrei rientrare», confida l’ex difensore dell’Inter, «perché mi manca il campo, però non vorrei partire dalla serie B perché soltanto in un’occasione, quella di Verona, accettai di partire dal basso e mettermi alla prova. Venivo dalla Champions con il Cluj ma non era un problema ripartire dalla C in una piazza come questa. Ascoltai Martinelli e fu una bella storia, ringrazio tutti». E proprio alcuni giorni fa l’ex mister gialloblù ha partecipato ad una celebrazione a Sandrà in memoria di Giovanni Martinelli. Sul futuro insomma, top secret. «Non c’è nulla, vediamo». Radio mercato racconta che abbia rifiutato il Brescia e di contatti ve ne siano. Potrebbe diventare un rivale diretto dell’Hellas nella lotta per non retrocedere. «Magari vado alla Juve, no, quello mai…», ride Mandorlini che per ora fa il nonno sulla spiaggia di Marina di Ravenna approfittando di questo agosto travestito da ottobre.

Per ilo resto si vedrà. «Un saluto a tutti i tifosi gialloblù e a quelli che mi hanno dato una vera mano in ogni ambito per mettere insieme anni ricchi di soddisfazioni. Ciao a tutti».

Fonte: L’Arena

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