Sempre più tristi – anche in dialetto

Tristi in italiano e tristi in dialetto veronese hanno significati diversi. Ma in questo Verona calzano a pennello entrambi.

L’Hellas che chiude mestamente il campionato è comunque una contraddizione: Pecchia, dopo esser stato bombardato per mesi per aver cambiato costantemente ruoli a decine e decine dei suoi giocatori, nelle ultime giornate li mette tutti nella propria zona di campo, non cambia una virgola nemmeno a gara in corso. Senza contare che decide di riesumare giocatori che aveva messo in naftalina come Heurtaux (a San Siro) o Fossati (contro l’Udinese). Ma non finisce qui: Pecchia ha lanciato giovani quando le partite contavano e adesso che non hanno importanza, si ostina a metter in campo i “suoi” uomini, quelli che l’hanno portato in Serie A: Souprayen e lo stesso Fossati su tutti. Lasciando i vari Danzi, Bearzotti, Felicioli, Kumbulla comodi in panca.

Ma le contraddizioni non finiscono qui: dopo i casi Pazzini, Bessa ed Heurtaux, contro l’Udinese ci si mette anche Boldor, che prima scuote vistosamente la testa dopo il riscaldamento inutile suo e di Kumbulla e poi se ne va arrabbiato dalla panchina a gara in corso, tornando anzitempo negli spogliatoi. Adesso ci racconteranno che avrà avuto un attacco di dissenteria, ma non ci vogliamo credere, anzi… Siamo veramente sicuri che tutta questa squadra fosse dalla parte del tecnico, come tanto decantato da Setti?

Il Verona torna in B tra tante ombre e, visto che i conti si fanno alla fine, adesso possiamo solo dire che tutto l’Hellas quest’anno si è dimostrato davvero poca cosa.

Damiano Conati