Contro il Milan ci vuole il miglior Hellas

Andrea Mandorlini (Foto di Beretta Emiliano)

Solidità contro talento. Mandorlini contro Inzaghi. E tanto equilibrio, non solo perché Verona e Milan hanno gli stessi punti. Una provinciale di lusso in rapida ascesa da una parte, una grande in un periodo grigio dall’altra. Partita da tripla, così dicon tutti. L’organizzazione di Mandorlini contro i colpi milanisti. Gente di primo livello. Veloce, imprevedibile, capace di punirti quando meno te l’aspetti. Bel biglietto da visita se sei una delle tante, ma non se ti chiami Milan. Mai così cupo, mai così lontano dall’élite del calcio. Proprio per questo attaccabile e battibile, a patto di usare tanto giudizio.
PALLA AL CAMPO. La storia ha già parlato a lungo. Mai l’aggettivo fatal è stato più corroso dall’uso per fotografare un duello di pallone. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. Domani alle tre però il passato non avrà più valore, compreso il botto di un anno fa e la doppietta di Toni che intaccò ben presto le certezze rossonere. Mandorlini ha l’Hellas che voleva, proprio quell’avversario che il Milan ha dimostrato di soffrire terribilmente anche ad un livello più basso. Vedi Empoli e Cesena, dove Superpippo Inzaghi ha tremato a lungo.
Due provinciali rodate sono state sufficienti per imbrigliare il Milan, per mettergli paura, per entrare con facilità in una difesa in cui Rami e Alex sembrano due fotocopie difficilmente sovrapponibili. San Siro ha già tremato per esitazioni e pause varie dei due, movimenti non proprio sincronizzati che si sono tradotti in spazi larghi in cui buttarsi. E il Verona? Coerente, come sempre. Forte e deciso come piace a Mandorlini, una squadra col suo temperamento. Domani ancora più granitica in mediana, dove dovrebbe toccare a Ionita andare sul centrodestra, con Tachtsidis e Hallfredsson al solito posto. Anche se il greco, va detto, è rientrato piuttosto stanco dalla trasferta con la Nazionale.
PIPPO SFACCIATO. Le ultime da Milanello parlano chiaro. Inzaghi non ha troppa voglia di sconfessare i suoi concetti offensivi, un calcio pieno di rischi ed un’idea che per adesso è lontana da quei principi in cui l’equilibrio è sovrano secondo ad esempio il calcio di Mandorlini. L’audacia certo non manca ad Inzaghi, deciso a gettare nella mischia tre attaccanti più Bonaventura, bellissima idea di fine mercato anche di Sean Sogliano ben presto spezzata sul nascere quando si fece avanti Adriano Galliani con un corposo bonifico da intestare sul conto corrente dell’Atalanta. Il primo pensiero di Superpippo resta Menez, indiscusso valore aggiunto destinato pare alla panchina nonostante un ultimo allenamento svolto come se nulla fosse davanti agli occhi anche di Berlusconi e Galliani. Proprio il francese sarà la mina vagante del Bentegodi.
LABORATORIO IN FERMENTO. Porte chiuse a Peschiera. Lavoro e silenzio. Mandorlini al comando, gli altri a seguirlo. A ripassare soprattutto vecchie certezze.
Ad oliare meccanismi che soprattutto i nuovi stanno solo adesso immagazzinando del tutto. Vedi Nico Lopez, ago della bilancia della stagione del Verona, imprendibile quando mette la quinta ma anche da disciplinare quando il pallone ce l’hanno gli altri.
Davanti ad Abate e De Sciglio probabile che Mandorlini sistemi ancora Gomez e Jankovic, le sue due pedine tatticamente più erudite in prima linea. La differenza vera sarà nel saper cogliere le sfumature, soprattutto restare fedeli ad un’idea di calcio perfettamente memorizzata dal Verona ma non ancora dal Milan. Sornione coi suoi campioni, ma sempre in grado in un attimo di rovinarti la domenica. Proprio per questo ci vorrà il miglior Verona della stagione.

Fonte: L’Arena

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