Controcorrente 

Gianni Tomelleri 

Cittadella, Verona, Benevento, Pisa, Spezia, Carpi

Verona, Entella, Frosinone, Perugia, Carpi, Spal

Spal, Benevento, Frosinone, Perugia, Carpi, Bari (Verona)

Al completamento della classifica di serie B con il recupero di Ascoli Vritus Entella e tutte le squadre a parità di partite giocate, ci permettiamo di suggerire un piccolo gioco matematico. I nomi letti nelle prime tre righe possono sembrare casuali. Lo sono? No, sono i nomi delle squadre di serie B ordinate in base ai punti ottenuti di sei giornate in sei giornate, cioè dividendo in tre parti uguali il campionato disputato fino ad oggi e tenuto conto solo delle prime sei posizioni, di quelle cioè che darebbero diritto alla promozione in serie A o a disputare i playoff.

Quello che colpisce a prima vista può sembrare la casualità degli insiemi costituiti.

Perché il Cittadella è presente in un gruppo solo? Così come il Pisa, lo Spezia, la Bari e l’Entella? Perché solo il Carpi è presente in tutti e tre? Perché il Benevento appare, scompare e riappare?

Perché piaccia o meno, questa è la serie B: un campionato che, fatte salve pochissime eccezioni, si presta storicamente a continue altalene di prestazioni, risultati, salite e discese in classifica, rese ancor più evidenti dall’introduzione dei playoff. Questa piccola osservazione rende evidente il fatto condotta su 18 giornate. Se espandessimo l’analisi a più campionati, sarebbe lapalissiano constatare che ci sono squadre che un anno rischiano la retrocessione, il successivo sfiorano la promozione e quello ancora dopo si trovano sul fondo della classifica. Leggasi Trapani e Vicenza, e sono solo gli ultimi casi.

Solo il Carpi, senza mai far gridare al miracolo o all’impresa, senza mai un titolo di quotidiano, ha dimostrato per gran parte del girone d’andata una buona continuità. Il Verona, nella classifica dell’ultimo terzo di campionato si trova appena fuori dal lotto, in settima posizione e può essere quindi considerata una squadra appena meno continua degli emiliani.

Chi si aspettava, abboccando alle sirene della stampa ed ai proclami di analisti e tifosi poco attenti, che il Verona, costruito con molte incognite e pochi soldi durante l’estate da un front office del tutto rinnovato, avrebbe ammazzato il campionato aveva decisamente fatto i conti senza l’oste.

Diamo un altro po’ di numeri, anzi di nomi.

Latina, Salernitana, Benevento, Avellino, Spal, Frosinone

Ternana, Brescia, Ascoli, Pro Vercelli, Pisa, Trapani

Spezia, Novara, Cittadella, Bari, Perugia, Vicenza

Il Verona nelle prime sei giornata ha incrociato solo una delle migliori squadre di quel periodo, il Benevento, perdendo. Nelle seconde sei giornate nessuna delle migliori squadre del periodo e ha totalizzato 14 punti su 18 disponibili. Nelle ultime sei ha incontrato Perugia e Bari, tra le top 6 del periodo, oltre al Cittadella che comunque resta ad un punto dalla zona promozione. In altre parole i gialloblu hanno goduto di un calendario particolarmente favorevole nella prima metà dell’andata e molto più complicato nella seconda. Davanti restano tre partite, due delle quali contro Carpi ed Entella, squadre di alta classifica.

Ad accentuare l’andamento ondulatorio della classifica e l’incertezza generale del campionato di B non va dimenticata l’introduzione avvenuta negli ultimi anni di regole molto rigide circa la presenza di giocatori senior e giovani. Tutte le squadre devono gioco forza fare spazio a giovani e le squadre più sono giovani più sono inevitabilmente altalenanti.

La squadra andata in campo a Vicenza aveva un’età media di 24 anni.

Tutto questo ci porta a trarre alcune conclusioni scontate al limite del banale, ma evidentemente poco considerate negli ultimi giorni sugli organi di informazione locale e nazionale. Il Verona non era una squadra di fenomeni prima, non è una squadra di brocchi adesso. Fatta eccezione per Pazzini, giocatore di altissimo rango che si trova per caso in cadetteria, quella costruita da Fusco è una squadra di buoni giocatori, dove buono è la media tra qualche giocatore molto valido per la categoria e qualche altro che fatica o per lacune tecniche o per discontinuità sul piano fisico o mentale o per inesperienza. È una squadra costruita su misura per le caratteristiche tattiche e le scelte di gioco di Pecchia: una squadra di alto profilo tecnico, ma di valore decisamente inferiore sul piano fisico; se si esamina la rosa si può notare che salendo nel campo dalla difesa all’attacco diminuisce la componente atletica e si esalta la cifra tecnica. Il giocatore più rappresentativo è Daniel Bessa, non a caso pupillo del direttore, non a caso, dopo anni di limbo, fiorito con Pecchia, che da giocatore gli somigliava molto, non a caso protagonista di una grande prima parte di campionato e di un’ultima parte decisamente sotto tono, in corrispondenza dell’appesantirsi delle gambe e dei campi.

Questo è il Verona di quest’anno, piaccia o meno. Forse un paio di interventi sul mercato potranno rafforzare la fascia sinistra ed il centro della difesa, ma difficilmente sposteranno gli equilibri, dal momento che l’organico risponde esattamente alle idee calcistiche di tecnico e direttore. Veniamo da anni molto buoni (e da uno sciagurato) nei quali i risultati erano garantiti da rose di peso decisamente maggiore per muscoli e per costo. Ad oggi Fusco e Pecchia sono riusciti a fare le nozze con i fichi secchi. Se riusciranno a completare l’opera ben cominciata lo dirà il campo quando i fichi della nuova stagione cominceranno a maturare, quando l’erba tornerà a verdeggiare e le gambe e la testa dei giocatori riprenderanno ossigeno.

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