D’Amico e quella scelta da amico

Di Damiano Conati

È la stagione 1998-99 quella in cui si incrociano le vite di D’Amico e Grosso. Il primo centrocampista centrale, il secondo fantasista dal meraviglioso piede mancino. Tre anni insieme a Chieti, una promozione dalla C2 alla C1 e un’amicizia che nasce proprio sul campo. Grosso poi farà la carriera che tutti conosciamo, incontrando un Serse Cosmi (a proposito, il buon Serse è libero) che lo trasfermerà in terzino, mentre D’Amico incontrerà a Chieti quel Braglia che ieri sera ha dato lezioni di organizzazione al suo piccolo Verona.

Quella bella amicizia oggi non può più bastare. Grosso dimostra di settimana in settimana di essere inadeguato, prepara male le partite, manca totalmente di allenamento sui calci piazzati offensivi (22 corner battuti in due gare senza una sola occasione scaturita) e prende sistematicamente gol su quelli difensivi. Il suo Verona fisicamente va in difficoltà nei secondi tempi, fatica a creare occasioni e in difesa barcolla ogni settimana, ne è la riprova un Silvestri sempre migliore in campo, anche nelle vittorie. Squadra senza mordente, in cui l’allenatore dichiara che ha perso una volta in 8 giornate senza rendersi conto che con i pareggi non si va da nessuna parte e che a Verona, giocare per il pareggio senza anima non è cosa gradita. E l’anima di una squadra deve essere forgiata dal mister.

D’Amico ha costruito in realtà una bella squadra. Non sarà la corazzata distruggi campionato, ma è la migliore di questa Serie B e probabilmente è anche più forte dell’accozzaglia che l’anno scorso ha deluso in A. Però continua a puntare su questa guida tecnica, quando magari un personaggio più carismatico e di polso avrebbe anche la possibilità di sollevare questa squadra dalle pressioni di un ambiente molto esigente come è appunto Verona.

Mancano pochi giorni alla fine del mercato, urge sicuramente un terzino sinistro, che potrebbe arrivare da Empoli (Antonelli) o da Salerno (Vitale), ma adesso come adesso l’esigenza principale sembra quella di cambiare guida tecnica. Però sembra proprio che l’amicizia possa prevalere sulla professionalità e soprattutto sul buon senso. Foto: Grigolini- Fotoexpress

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