È una questione di testa – parte II

Adesso abbiamo la prova che aspettavamo. La squadra è incredibilmente debole e fragile dal punto di vista mentale e chi la guida non è in grado di allenarne la testa.

L’Hellas arrivava da una settimana entusiasmante, forse la prima dopo molti mesi. I ragazzi erano carichi e anche chi una settimana fa era partito come riserva (Bessa e Kean) aveva dimostrato di meritare una maglia da titolare.

Ma in una squadra di Serie A non contano solo la preparazione fisica e l’entusiasmo. Puoi giocare in A se arrivi carico agli appuntamenti domenicali, concentrato e con la testa sul pezzo. Lo avevo scritto esattamente sette giorni fa (http://www.hellasnews.it/adesso-e-solo-questione-di-testa/) e mi dispiace ripetermi. A nulla serve vincere contro una big se la settimana dopo arrivi con la testa altrove in una sfida salvezza.

Questo Verona ha dimostrato di avere 13/14 giocatori adatti alla categoria, non di più. Ma pochi di loro hanno la capacitá di ricaricare le energie mentali e arrivare concentrati ad ogni sfida. Un ritiro (pre Sassuolo) o una big che arriva (pre Milan), possono aiutare l’allenatore a far stare sul pezzo i suoi ragazzi. Ma se si esce da una settimana normale, magari anche con i nervi distesi, dopo una bella vittoria, dove però si sono spese tante energie mentali, il gruppo e con esso l’allenatore spariscono dal campo.

Colpe? L’inesperienza, la giovane età, o semplicemente quel qualcosa che differenzia un campione da un giocatore mediocre. E di tesserati mediocri in questa squadra ce ne sono tanti.

D.Con.

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