I mille volti di una retrocessione scritta

di Stefano Pozza

È ora che la società si assuma le proprie responsabilità. Scelte sbagliate, azzardi e testardaggini che ci stanno condannando ad una serie B non solo certa, ma umiliante. Mai nella storia calcistica moderna italiana infatti, una squadra ha ottenuto dei risultati così imbarazzanti. 

“Sogliano mi fa spendere troppi soldi” con questa impensabile scusa si giunge all’apice degli errori societari. Maietta, Martinho e company non erano all’altezza. Bordin la causa dei nostri mali. L’ insensata cifra pagata per un giocatore di fatto con pregiudicanti problemi fisici: 4 milioni di euro per Viviani. Mandorlini l’allenatore meno pagato della serie A tenuto oltre tempo limite. L’accoppiata Setti – Gardini che presa da smania di protagonismo erano convinti di poter creare una squadra vincente, venendo poi purtroppo smentiti dai fatti.

La peggior squadra d’Europa, senza uno spiraglio di luce, condannata ad un futuro nero. Una società troppo attenta a prendersela con chi osa contestare, con tifosi e giornalisti costretti volenti o nolenti ad un silenzio forzato. Senza rispetto per le nostre storie e tradizioni (le formazioni annunciate da Puliero solo per Fare un esempio) dove si va? Che fine ha fatto Bigon? “Non devo rendere conto di nulla ai tifosi”. Cambieranno i giocatori, il presidente l’allenator, ma il Verona resterà per sempre nel mio cuor. Verona deve ripartire dai propri tifosi, dal rispetto dei ruoli, dall’umilta e dalla passione che ci ha fatto ritrovare la serie A. Solo così forse, sarà pensabile tornare nel calcio che ci meritiamo. Del Neri ha dimostrato di essere la persona giusta al posto sbagliato. Forse sarà utile ripartire da lui, e da chi avrà voglia di sacrificarsi, dimostrando di essere preparato, e non inventandosi ruoli e posizioni che non gli appartengo. Una squadra di calcio non è una azienda normale: non si può guardare solo agli utili e alle perdite. Bisogna anche considerare la passione che condividono migliaia e migliaia di persone. Senza cuore non si può far calcio, senza cuore la favola diventa incubo per tifosi, presidente e giocatori.

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Stefano Pozza
Dopo il diploma di maturità classica, mi sono laureato in Scienze Politiche presso l'Università degli studi di Padova. Dal marzo 2012 sono iscritto all'Ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Nella vita di tutti i giorni lavoro come Buyer, e coltivo due grandi passioni: la politica e il giornalismo.

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