I tre fotogrammi della débâcle di Genova

Nel lunedi sera in cui l’Hellas gioca bene solo nel momento in cui c’è equilibrio in campo e tutti giocano nel proprio ruolo senza confusione nè disorganizzazione (peccato sia durato solo 10 minuti questo sogno), è l’uomo senza ruolo a castigare il Verona. Primo fotogramma a Daniel Bessa, che a gennaio ha ben (per lui) pensato di abbandonare la barca e gli amici perchè giocava sempre, anche a mezzo servizio, persino fuori forma, ma giocava in troppi ruoli e mai nel suo. Ci chiediamo cosa dovrebbero dire Fares e Romulo allora? Che contro il Genoa hanno giocato alcuni minuti nei loro veri ruoli e hanno fatto benissimo, ma il resto dell’anno sono stati sballottati casualmente a destra e a manca rendendo un decimo del loro potenziale. “Non conta la posizione in campo, ma conta l’atteggiamento”, ha sempre ribadito Pecchia, ma se gli uomini faticano a trovarsi sul terreno di gioco, se vanno in difficoltà fuori dal loro habitat, se addirittura chiedono di essere ceduti pur di non giocare fuori ruolo, allora qualche domanda l’allenatore deve farsela.

Secondo fotogramma dedicato a Cerci. Si congeda di fatto da Verona con amarezza, con la squadra ormai in B e sparando a zero sul medico, reo di non averlo curato a dovere dopo il primo infortunio. È il secondo giocatore, dopo Albertazzi, a non avere parole dolci verso il dottore, ma almeno stavolta Cerci ci mette la faccia, lo fa a stagione in corso e non si nasconde dietro alla moglie o a un tweet promettendo che a fine stagione dirà tutto. Schietto e puntuale.

Ultimo fotogramma, l’unico che dia un senso alla triste giornata di Serie A appena conclusa, è rappresentato dalla macchia rossa sulla faccia dei giocatori. Si tratta di un simbolo della lotta contro la violenza nei confronti delle donne a margine della manifestazione promossa dalla Lega di Serie A “Un rosso alla violenza”. I numeri a proposito sono ancora impietosi: in Italia sono oltre sei milioni le donne vittime di violenza, 80% dei casi tra le mura domestiche. Tutto ciò ha portato a questa trovata, soprattutto perché il pubblico del calcio è prevalentemente maschile. Speriamo che anche messaggi così, servano a sensibilizzare l’opinione pubblica.

Damiano Conati

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