Jankovic: “Voglio lasciare il segno”

Bosko Jankovic, attaccante dell’Hellas Verona, è intervenuto in studio ai microfoni di Radio Bellla & Monella, official radio Gialloblù. Ecco le sue principali dichiarazioni:

Bosko, trema ancora la traversa del Bentegodi dopo il tuo missile contro il Cagliari…
Devo andare a vedere come sta, in effetti (ride, ndr). L’importante era fare tre punti contro un avversario molto forte, come abbiamo potuto vedere nel primo tempo. Anche loro avrebbero potuto vincere ma poi abbiamo segnato: sono molto contento.
E tra due domeniche arriva il Milan al Bentegodi.
È troppo presto per parlare della partita contro il Milan, mancano ancora molti giorni. Sarà senza dubbio un match molto importante, perché noi siamo in un ottimo momento ma giochiamo contro un Milan che non è più quello degli ultimi anni. Dobbiamo rispettare tutti senza avere paura di nessuno: li abbiamo già battuti una volta, perché non provarci di nuovo?

Sei arrivato da un anno ma sembra tu sia a Verona da venti…

È vero, è perché mi sono integrato velocemente con i nuovi compagni. Non ho mai avuto una squadra così: questo gruppo ha qualcosa che gli altri non hanno, siamo sempre uniti. Non abbiamo mai litigato tra di noi, neanche lo scorso anno. È un segnale molto importante.

Il tuo idolo era e resta Dragan Stojkovic?

Sì, lui per la Serbia ha fatto molto, e anche qui a Verona ha mostrato le sue qualità nonostante gli infortuni. Ha giocato anche nella Stella Rossa, la mia squadra del cuore, e l’ho sempre seguito anche quando era all’Olympique Marsiglia. Poi ho ripercorso i suoi passi al Verona, che è uno dei club più importanti in Italia, con tifosi che mi ricordano quelli della Stella Rossa. Mi piacciono moltissime cose di Verona.

Quando hai iniziato a giocare a calcio?

Quando avevo 7-8 anni, giocavo sempre e amavo la Stella Rossa. Sono andato a fare un provino con loro: eravamo un centinaio di bambini, e dopo 15 minuti avevo dribblato talmente tanti avversari che mi hanno preso. Mi hanno detto che lì non c’entravo niente e che dovevo andare subito nella prima squadra (ride, ndr). Poi ho fatto tutta la trafila delle giovanili fino ad arrivare alla prima squadra.

Ai tempi del Genoa sei stato fuori quasi un anno e mezzo per infortunio. Momenti durissimi…

Non è stato facile, solo la mia famiglia sa cosa ho passato. Venivo da ottime annate, quell’estate erano stati venduti Milito e Thiago Motta e mi avevano detto che avrei dovuto essere uno dei protagonisti della stagione successiva. Poi però mi sono fatto male in amichevole contro la Reggiana, un brutto infortunio al ginocchio che mi ha tenuto fuori cinque mesi. Sono rientrato e ho fatto un paio di partite, fino alla sfortunata notte di San Siro: sono entrato a freddo per sostituire un compagno e mi sono fatto male di nuovo. Così sono tornato a Barcellona dal mio dottore: non avrei più potuto avere ricadute perché stavolta lo stop sarebbe durato 8 mesi. Io però ho un carattere forte, quello che è passato è passato, non devo più guardare indietro.

Lo scorso anno abbiamo battuto il Milan grazie al tuo delizioso assist di esterno a Luca Toni: sei pronto a farlo di nuovo?

Sono pronto! A me piace giocare di esterno, mi piace usare anche quella parte del piede…

Qual è il calciatore più forte che hai incontrato da quando sei arrivato in Italia?

Direi Totti. Mi piace molto e penso sia il più forte.

In estate, in ritiro a Racines, abbiamo visto uno Jankovic con motivazioni a mille.

È vero, mi sentivo più forte soprattutto mentalmente. Non voglio passare da Verona come un calciatore “normale”, voglio lasciare un segno qui. Non posso promettere cinque, dieci o quindici gol, ma voglio aiutare la squadra a fare più punti possibili. Non abbiamo nomi roboanti ma tanti buoni elementi. Io mi sacrifico molto anche in fase difensiva, non è facile fare su e giù svariate volte per tutti i 110 metri del campo.

Raccontaci anche del clima che si vive in gruppo.
Scherziamo molto in squadra, specialmente i “vecchi” come me, Agostini e Toni. In particolare Luca è uno splendido ragazzo che ti aiuta sempre nei momenti di difficoltà, questa atmosfera è anche merito suo. Dobbiamo continuare su questa strada. Io ho avuto molti compagni forti al Genoa, come Borriello, Frey e Milito, ma il gruppo non era così ben amalgamato come questo. Ciò si vedeva anche in campo tant’è che due anni fa avevamo rischiato la retrocessione: qui è diverso. Prima che grandi campioni bisogna avere un grande gruppo.

Il calciomercato estivo vi ha regalato due nuovi campioni da affiancare a Toni: Marquez e Saviola.

Sì, sono grandi campioni. Marquez in particolare ha moltissima esperienza e aiuta i compagni, stiamo subendo molti meno gol dello scorso anno. È presto per parlare, ma per ora va bene: abbiamo preso solo cinque gol in sei partite, non è male.

Quanta voglia hai di tornare in Nazionale?

Giocare nella Serbia è sempre un onore per me, in carriera avrei potuto fare il doppio delle presenze. Non voglio parlare male di nessuno, ma la Serbia, sia come Nazionale che come Paese, non ha molte cose positive in questo momento e mancano i risultati calcistici. La mia Nazionale è mancata sia all’ultimo Europeo che all’ultimo Mondiale: a Euro 2016 dobbiamo esserci per forza. Il problema è che i calciatori forti ci sarebbero, come Ivanonic, Kolarov e Matic. Per quanto mi riguarda, secondo me qualcuno non mi considera abbastanza. Spero che le cose cambino e di avere nuove chances.

Per chiudere: il tuo rapporto con Mandorlini.

Ho un buon rapporto con Mandorlini, è un ottimo allenatore, questo gruppo e questi risultati sono merito suo.

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