La “colonia” veronese in Emilia

La colonia è folta. In panchina, dietro alla scrivania, in campo. C’è molto di Verona nel Sassuolo, così come c’era molto di Sassuolo nell’Hellas di Nereo Bonato, chiamato dieci anni fa nella placida terra modenese dove Giorgio Squinzi aveva già deciso da un po’ che attraverso lo sport avrebbe ripagato quel territorio su cui ha costruito, con la Mapei, un impero da 725 milioni di euro nel 2001 diventato di 2,3 miliardi e 7.500 dipendenti. Il Sassuolo aveva appena vinto i playout col Pizzighettone, restando in C2. Dieci anni dopo la musica è molto diversa. Bonato, da giocatore cresciuto come portiere nell’Hellas, è il portabandiera di un gruppo di lavoro in cui Verona è presente in ogni angolo del Sassuolo, che nel 2006 andò in C1 dopo lo spareggio col Sansovino e due anni dopo in B dopo aver vinto il campionato con Massimiliano Allegri, che subito dopo imboccò la strada di Cagliari lasciando il Sassuolo proprio ad Andrea Mandorlini.
STEFANO LIBERO. Bonato si è fidato ben presto di Stefano Fattori, suo braccio destro anche a Verona da team maneger quando pareva strano vedere in giacca e cravatta camminare con la valigetta in mano quel ragazzo cresciuto nell’Hellas dagli Allievi Nazionali fino a diventare capitano della prima squadra in Serie A dopo aver fatto faville con la Primavera di Giuliano Sonzogni dei vari Toldo, Ghirardello, Migliorini, Guerra, Lamacchi e compagnia. Fattori ha percorso molta strada, passando da team manager del Verona a responsabile del settore giovanile del Sassuolo, frutto di un’esperienza maturata lungo anni ed anni da osservatore di ogni categoria, partendo dalla Primavera e scendendo fino ai Giovanissimi. In mano ha anche il patentino da direttore sportivo conseguito a Coverciano, la sua vita calcistica ha preso un indirizzo ben preciso.
GRANDE RINO. Sul campo con Esusebio Di Francesco lavora Rino Gandini, più di un semplice collaboratore tecnico per il mister neroverde che dopo l’esonero di Alberto Malesani chiese espressamente di poter contare sull’esperienza di un uomo di calcio di grande esperienza abituato a lottare per obiettivi complicati come hanno detto negli anni le sue parentesi con Piacenza, Sampdoria, Torino e Novara dopo una carriera da ottimo portiere e gli esordi al Verona a fine Anni Settanta. Gandini è uno dei tanti piccoli segreti del Sassuolo capace di abbinare grandi giocatori ad un ambiente da provinciale autentica, consegnando allenamento dopo allenamento continui valori aggiunti alla squadra più italiana (solo tre stranieri) della Serie A.
GIANLUCA E ALBERTO. Con Bonato e Gandini gli altri veronesi non potevano che essere portieri. Come Alberto Pomini, che a Sassuolo c’è arrivato con Bonato ai tempi della C2 senza andarsene più dopo tutta la trafila giovanile vissuta col Verona, fino alle soglie della prima squadra. Di quella covata faceva parte anche Gianluca Pegolo, che bagnò il debutto con l’Hellas al Bentegodi parando un rigore a Luca Toni, allora a Brescia. Oggi Pegolo sarà in tribuna perché il 4 agosto ha subito la frattura prossimale della tibia. Colpo durissimo per chi come Gianluca stava preparandosi ad una grande stagione, attutito dal Sassuolo con un colpo ad effetto come il ritorno sul mercato e l’assalto ad Andrea Consigli, uno che a 27 anni in campo con l’Atalanta c’è già andato duecento volte ed ha frequentato da grande prospetto tutte le selezioni nazionali giovanili. L’emblema del potere del Sassuolo, della forza di un club che con le comuni mortali in lotta per salvezza c’entra poco per non dire nulla.

Fonte: L’Arena

 

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