L’illusionista

di Massimo Recchia 

Ai primi del 900 il mago Houdini incatenandosi e facendosi immergere in un cilindro trasparente riempito d’acqua, sbalordiva il pubblico liberandosi dai lucchetti impossibili mentre un grande tessuto di raso nero nascondeva i movimenti astuti e pericolosi per tre minuti di ansia collettiva. 

Oggi il grande mago Micro Big con il suo impresario teatrale Super Set propone ugualmente dalla scorsa estate con replica di gennaio l’identico numero di illusionismo.

Venghino, venghino signore e signori! 

Il telo mediatico televisivo e giornalistico copre il prestigiatore del terzo millennio speranzoso nell’ennesimo sbalorditivo e “clamoroso” successo.

Munito di chiavi nascoste nella bocca e spilla da balia infilata tra i baffi recuperata da mercatini dell’usato vintage anni 2000.

Un prestigiatore genio del concetto e del pensiero del nuovo Houdini, un feroce Saladino con scimitarra affilata dalla lingua incomprensibile, forse otto o nove mana, ma con un coraggio indomabile. Pronto a evirare come la signora Bobbit chiunque pretenda anche una sola misera cena fra amici. Pure una pizza d’asporto. 

E come nell’anfiteatro gremito a Racines ed in via Sogare anche stavolta biglietti introvabili per avere un posto al fianco di Sala od uno vicino ad Alfredsson, ignari della loro fine. 

Bagarini astuti, simili a Arsenio Lupin o Vidoq, battevano d’asta un rarissimo Matusalem originale, colori d’autunno a foglia molto morta, in putrefazione, dipinto come un giovane virgulto dai capelli tinti Loreal o con il pettinino Ri.No.Va. degli anni settanta, come il feticcio nerissimo Fantozzi nel concorso per assunzione in mezzo ai ventenni. 

Capitani coraggiosi pronti all’imbarco americano salparono per il nuovo mondo abbandonando alla chetichella il teatro lasciato ai generosi soldatini polacchi venditori di binocoli da capriolo del Sahara. Eccoli i venditori di fumo ed illusione, ingiacchettati Dirigenti con biglietto di seconda classe solo andata per Milano, usciti di soppiatto dalle uscite antincendio ma lasciando la porta aperta ai brasiliani giocosi vestiti con il perizoma del desiderio mai raggiunto… ma……..

…ma….dopo i tre minuti.. 

..nel silenzio del Tempio..

.. i lucchetti arrugginiti da anni di sfruttamento e sfiancamento sulle fasce laterali decisero di non liberare quelle catene che inesorabilmente trattennero il mago sott’acqua.  

Decedette fra lo stupore generale. 

Tristezza. Solo tristezza. 

Riproporre un nuovo numero, di acrobazie, di stile equestre o di ilarità clounesca? Bandite i saltimbanchi, i domatori di cazzate ed i trapezisti dell’ingaggio senza rete di protezione. 
Nel “Tempio” da domani solo Veri Artisti. 

Come Gianfranco, Preben, Andrea e Luca

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