Lucescu: “Hellas, squadra da Champions”

Mircea Lucescu, allenatore dello Shakhtar Donetsk, avversario del Verona nell’amichevole di martedì 19 agosto alle 20.30 allo stadio Briamasco di Trento, è intervenuto ai microfoni di Radio Bellla & Monella, official radio Gialloblù. Ecco le sue principali dichiarazioni:

Mister Lucescu, torna in Italia per un’amichevole ma lascia un’Ucraina sull’orlo della guerra…

Nella zona Sud-Est del Paese ci sono dei problemi gravissimi. L’Ucraina è però un Paese abbastanza grande e nel resto della nazione si vive normalmente. Ovviamente il pensiero di tutti qui va ai venti di guerra, ma noi per il momento siamo a Kiev, ci alleniamo qui. Dobbiamo continuare a giocare, dobbiamo fare il nostro lavoro, anche per i nostri tifosi. Non è facile ma ci adattiamo.

Lucescu parliamo di calcio. Il suo Shakhtar non si ferma più. Ieri 5-0 nel derby contro l’Olimpik Donetsk. Quattro partite, quattro vittorie e primo posto in campionato.

È una squadra costruita durante gli anni. Cambia solo quando deve cambiare, prepara con anticipo i giocatori giovani per sostituire quelli che ad un certo punto vogliono andare via. È così che riusciamo a mantenere una costanza di tecnica, spettacolo e anche di risultati. Il nostro presidente ha fatto di tutto per non far sparire la squadra, perché si rischiava anche questo nell’ultimo periodo. Ha dato la possibilità a tutti i giocatori di vivere qui a Kiev insieme alle famiglie. Cerchiamo di superare questo momento politico difficile anche per i tifosi che sono rimasti lì in zona di guerra.

Martedì tornerà in Italia. Cosa si aspetta da questo Hellas Verona?

Ho voluto portare la mia squadra a giocare una partita di altissimo livello per preparare la Champions League. Considero l’Hellas una di quelle squadre che potrebbero tranquillamente giocare nei gironi di Champions. So bene quello che il Verona ha fatto lo scorso anno in campionato, è una squadra molto ambiziosa. Mi spiace solo che non giocheremo a Verona. So che lì lo stadio è sempre pieno, che i tifosi sostengono la squadra. Però Trento è vicino, spero arrivino in tanti a vedere l’Hellas contro una squadra come lo Shakhtar che gioca e crea spettacolo. Conosco bene l’allenatore Andrea Mandorlini, è stato tanto in Romania, ha fatto buoni risultati, so benissimo che è un grande professionista. Il Verona si sta costruendo un grande futuro nel calcio italiano.

Le propongo un gesto da gentleman: sveliamo proprio ad Andrea Mandorlini qualche segreto della sua corazzata. Giocherà il fenomeno Douglas Costa?

Giocherà sicuramente, così come Texeira. Sono giocatori di altissimo livello. Tutti i brasiliani che abbiamo in squadra sono giovani con un grande futuro davanti. C’è anche Luiz Adriano, recentemente chiamato in nazionale. Poi ci sono Taison, Nem, Dentinho, Ilsinho, Marlos… tutti giocatori di alto profilo, da metà campo siamo una squadra brasiliana. Sarà sicuramente una bella partita.

Antonio Conte nuovo ct della Nazionale. È l’uomo giusto dopo il disastro mondiale?

È l’uomo giusto perché nella sua carriera ha fatto risultati. Questo è fondamentale. Dà fiducia a tutti gli altri. Crea un ambiente nuovo, non ha paura di ricostruire la Nazionale, sa dosare bene vecchi e giovani. La Juventus è una scuola del calcio per tutti, per i calciatori, per gli allenatori e per i dirigenti. Conte ha tutto per diventare un allenatore indimenticabile anche con l’Italia. Deve fare risultati però, perché in Italia è impossibile fare altrimenti.

Carlo Tavecchio alla guida della Figc. Una scelta condivisa soprattutto nella Lega di Serie A. Riuscirà a cambiare il nostro calcio?

Con la sua età, con la sua esperienza, con i rapporti che intrattiene con le grandi realtà del calcio italiano… sono sicuro che sarà un presidente neutrale che saprà gestire bene il calcio italiano.

Attualmente a che livello qualitativo si trova il calcio italiano?

In Italia, e non solo lì, la qualità del calcio è sempre messa a confronto con i risultati. E gli ultimi risultati delle squadre italiane in Europa non sono stati quelli che i tifosi e i media si aspettavano, per questo c’è un po’ di disillusione. Le grandi squadre che nel passato vincevano le coppe europee oggi non riescono mai a passare i quarti di finale. La situazione è abbastanza imbarazzante. In tutte le cose però ci sono i cicli, e il calcio italiano tornerà nella posizione che merita. Anche la situazione politica in Italia ha creato una sensazione di insicurezza per cui la gente è attenta ad altre cose piuttosto che al calcio. Quando l’Italia era una nazione felice e serena gli stadi erano pieni, si vincevano coppe europee, campionati mondiali. Passerà anche questa fase e il calcio italiano tornerà ad essere quello che è sempre stato, il numero 1.

In Italia però attualmente non ci sono giovani fenomeni del calcio mondiale. A Verona Luca Toni, 37 anni, e Rafa Marquez, 35, sono il futuro di una squadra che vuole vincere.

L’ambiente li aiuta a dare il massimo anche a queste età. Una volta i calciatori a 32 anni erano finiti. Ora tengono fisicamente, e quando con la testa stanno bene possono tranquillamente continuare a giocare a questi livelli.

Alessandro Mazzola, che lei ha allenato alla Reggiana nel 1996, poi diventò capitano da oltre 200 presenze a Verona e oggi è il team manager dell’Hellas. Che ricordi ha di Sandro?

Mi farà molto piacere rivederlo a Trento, ho un bel ricordo.

Il suo addio all’Italia dopo l’Inter. Ancora qualche sassolino nelle scarpe?

No, anche io ho delle colpe, ma rammarico si, quello sì. Potevo fare meglio a Brescia, dove sono rimasto cinque anni. Sono un tipo sentimentale, conservatore, mi affeziono ai tifosi, alla gente. Sono dovuto andare via dall’Italia per altri interessi… Generalmente sto a lungo in un luogo, come qui allo Shakhtar Donetsk dove sono da dieci anni. Qui ho trovato un ambiente e un presidente eccezionale. Qui ho trovato tanti successi… in Italia è un po’ più difficile, lì anche i presidenti hanno i loro interessi, non hanno pazienza di costruire, vogliono subito i risultati, mirano subito ai guadagni finanziari. Per me il calcio italiano è stato una scuola, mi aiutato tantissimo per la mia carriera, perché poi sono andato in Turchia, in Romania, in Ucraina, e ho sempre vinto molto.

Fonte: Redazione “Questo è il Verona”.

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