Macalli: “In Lega Pro ho salvato il Verona”

Retroscena dal passato. Ricordi di qualche stagione fa. Mario Macalli, attuale vicepresidente della Figc e da ben 17 anni massimo dirigente della Lega Pro, ha rispolverato giovedì sera alcuni episodi circa la storia recente dell’Hellas Verona. L’occasione in questione è stata la presentazione a Crema del progetto di calcio giovanile «Football Manager Young», sostenuto proprio dalla società scaligera. Mario Macalli, ospite d’onore della presentazione, ha nello specifico raccontato alla platea le sue verità. Parole certamente non banali. Le lancette del tempo sono corse a ritroso sino alla stagione 2007-2008. Lasso temporale su cui si è concentrato il discorso di Macalli. La sua figura e l’Hellas Verona infatti all’epoca erano entrambi attori protagonisti del campionato di Lega Pro. Il retroscena? «Anche io ho salvato il Verona», il titolo da prima pagina distribuito durante il dibattito da Macalli. Una cartolina che giunge dal passato più buio della storia recente del club scaligero. Il famoso dirigente sportivo al termine della presentazione ha comunque specificato e contestualizzato il proprio affondo dialettico.
Vicepresidente Macalli può precisare il contenuto della sua dichiarazione?
«Allo stadio Bentegodi, durante la Lega Pro, sono stato magari bersaglio di facili offese. È stato anche detto e scritto che il palazzo bloccasse il Verona in quella categoria. Niente ovviamente di più sbagliato. Io, con fatti concreti, invece sono stato in quegli anni un supporto importante per la società scaligera. Durante la stagione 2007-2008 soprattutto ho aiutato due amici, purtroppo poi scomparsi, come il Conte Arvedi e Nardino Previdi. Racconto, in tal senso, un ulteriore retroscena: il conte e Nardino Previdi venivano talvolta nei miei uffici di Crema per chiedermi aiuto. Io da dirigente sportivo ho semplicemente fatto il mio dovere. Le due figure in questione meritavano la mia piena fiducia».
Come ha supportato concretamente l’Hellas Verona di quel periodo?
«Nel calcio esistono scadenze e pagamenti. Io, sempre nel rispetto delle regole, ho cercato come istituzione di dare fiducia e speranza alla società scaligera dell’epoca. Ho supportato il Conte Arvedi e Nardino Previdi in alcuni momenti difficili. Loro però hanno totalmente rispettato la parola data. Ricordo ancora una celebre frase di Arvedi nel mio ufficio: “Così presidente mi leva un po’ di sangue”. Io con ironia rispondevo sempre. “Caro Conte io gliene levo un po’, ma se ne ha ancora può vivere tranquillamente”. Questo aneddoto mi consente di ricordare una grande persona. Il Conte Arvedi ha dato tutto per il suo Verona. La società attuale beneficia ancora di quell’ immenso bagaglio umano».
I tempi adesso sono sostanzialmente cambiati. Cosa pensa dell’ Hellas Verona attuale?
«Oggi il Verona dispone di una grande dirigenza. Ogni carica è ricoperta da persone competenti. Personalmente però ho un debole per il direttore sportivo Sean Sogliano, un ottimo professionista. Nella mia lunga carriera da dirigente ho conosciuto e stretto un legame d’amicizia con il papà Riccardo. Sean è dotato della medesima stoffa».
Ultima domanda: cosa pensa invece della tifoseria dell’Hellas Verona? Durante gli anni di magra della Lega Pro la tifoseria si è probabilmente ancor più compattata ?
«Il termine tifoso presuppone di per sé una malattia. Una malattia incurabile che è l’amore verso la propria squadra. Talvolta questo eccessivo amore però provoca delle esagerazioni. Da dirigente sportivo spero sempre che queste esagerazioni non portino danni a terzi. Circa la tifoseria veronese non ritengo corretto esprimere giudizi. Ho sentito di recente anche di presunti cori. Anche su questo non mi pronuncio. Ci sono organi competenti e preposti che valuteranno quanto accaduto. Non voglio sindacare sul mestiere di altri. Io devo concentrarmi esclusivamente sul mio lavoro».

 

Fonte: L’Arena

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