Pecchia e Bessa conducono il Verona in Serie B

Fino all’ingresso di Bessa, fa di tutto il Genoa per non far perdere il Verona. Non sfrutta il pressing sconnesso e disordinato dei gialloblù. Rifiuta di attaccare contro una squadra sfasata, con tutti che continuano a cambiare ruolo con tutti. Concede nel primo tempo due tiri a porta vuota, con Matos che cicca il pallone e Romulo di testa che manda alto. Anche il gol di Medeiros nasce da un tiro morbido e nemmeno troppo angolato, ma Nicolas commette il terzo errore clamoroso e concede il terzo gol nelle ultime tre partite.

Il Verona fa una fatica incredibile solamente per ottenere un pareggio, ma forse meriterebbe anche qualcosa in più. Poi entra Bessa, arrogante e irriconoscente. Si impegna come mai visto a Verona, castiga i gialloblú, li spedisce in B, esulta senza rispetto, prendendosi pure i rimproveri degli ex compagni amareggiati. Lui che ha voluto andare via a tutti i costi a gennaio, che ha cercato di rompere uno spogliatoio che lo ha lanciato nel calcio che conta, che ha desiderato di abbandonare una barca piena di falle. Lui ha dato il colpo di grazia e, dopo stasera, in pochi rimpiageranno a Verona un ragazzo così.

Il Verona ha giocato bene solo per un quarto d’ora, quando tutti giocavano nel proprio ruolo: Bearzotti e Fares terzini, Caracciolo a destra e Vukovic a sinistra, Danzi direttore d’orchestra, Romulo e Valoti finalmente mezz’ali, Cerci e Verde esterni d’attacco, Petkovic centrale. Senza cambi di ruolo, senza rivoluzioni, senza confusione in campo. Peccato che Pecchia l’abbia capito ormai a giochi fatti.

Dopo il monday night è virtualmente Serie B, una delle retrocessioni più meritate che si ricordino.

Damiano Conati

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