Serena punta tutto su Toni

È tornato a casa, nella sua Venezia, là dov’era partito prima di intravedere la Juve di Schillaci e Zavarov, il Verona di Genio Fascetti e la Samp di tanti fuoriclasse. Michele Serena è un bel ricordo, uno dei pochi a salvarsi in una stagione disgraziata che condusse l’Hellas dritto in B nel ’92, nell’anno del fallimento. «Non potete immaginare quanta carica abbia nell’allenare nel posto dove sono nato», racconta Serena, tornando da Pavia dopo la sconfitta nell’anticipo del girone A di Prima Divisione. Qualche fila più indietro c’è Gennaro Esposito, regista del Verona di Remondina e del primo Mandorlini, ancora sotto contratto con l’Hellas. Serena spazia tra passato e presente, protagonista di un Verona sbiadito e nella Samp dopo scudetto, con Mancini e Gullit, e proprio Mihajlovic, condottiero della Doria di oggi.
Serena, che partita sarà Verona-Sampdoria?
«Spumeggiante, è il primo aggettivo che mi viene in mente. Perché il Verona è chiamato a riprendere il percorso interrotto in queste settimane e perché la Samp non vorrà fermarsi. Nessuno si aspettava un rendimento del genere».
La classifica dice anche che la Samp sta meglio del Verona…
«Vero, sicuramente la Samp è in condizioni migliori ma dal Verona mi aspetto una prova di carattere. Conosco chi ci lavora, conosco l’unità di intenti e le qualità umane. Da Mandorlini a Bordin. È solo un momento particolare, forse l’unico dopo tanti anni positivi. Il Verona ha fatto cose eccezionali, forse aveva abituato troppo bene la piazza».
Dagli insegnamenti di allenatori come Liedholm e Eriksson che mister è diventato Serena?
«Ho fatto tesoro degli insegnamenti di tutti, dalla persona splendida che era Liedholm ai metodi così british ma anche rigidi di Eriksson. Da Ranieri che ho avuto a Firenze fino a Fascetti ed ai suoi modi burberi ma pure paterni. Alla fine però mi piace molto essere me stesso anche se tutti gli allenatori mi hanno regalato qualcosa».
Mandorlini? «Mi piace come lavora, come riesce a tenere sempre i giocatori sulla corda, le chiavi di lettura che ogni volta riesce a trovare per far breccia in gruppi diversi di anno in anno. Non aver mai sbagliato equivale ad una laurea vera e propria. Bel personaggio, avesse avuto sfumature leggermente diverse uno come lui avrebbe raccolto di più dalla sua carriera di allenatore».
Mihajlovic?
«Sta facendo benissimo, la Samp ha la sua determinazione ma anche belle idee di gioco».
Come uscirà il Verona da questo momento?
«Senza inventarsi nulla di nuovo, proseguendo sulla stessa strada. Ci vuole solo un po’ di pazienza, il tempo ha dimostrato che il Verona sa come si lavora».
Farebbe giocare Saviola?
«Nel 4-3-3? Mi pare Mandorlini abbia già risposto. E poi, scusate, se sono in difficoltà vado avanti con le mie certezze. Resto così. Da quanti anni il Verona gioca così? Perché l’allenatore dovrebbe cambiare proprio adesso?».
La Sampdoria è il Verona dello scorso campionato?
«Si assomigliano, a partire dall’entusiasmo che c’era a Verona e che c’è adesso a Genova. I risultati della Samp però partono da lontano, a cominciare dal lavoro sui giovani che ha prodotto ragazzi come Obiang e Soriano maturati tantissimi nell’ultimo periodo».
Obiang e Soriano non ci saranno, ma nemmeno Hallfredsson e Obbadi. Chi ci perde di più?
«I due della Doria sono giocatori importanti direi alla pari dei due del Verona. Anche se non sono due pedine ad intaccare le convinzioni di una squadra. E la Samp è cresciuta molto anche nei cosiddetti rincalzi».
Allo Spezia ha avuto Okaka, è così forte?
«In questo momento sì, è un giocatore devastante ma avrebbe potuto esserlo da un bel po’. Doveva solo capire che per diventare giocatori di questo livello bisognava correggere qualcosa. In Serie A forse è più facile, perché sa di doversi mettere tutte le settimane in discussione».
L’uomo decisivo della Samp?
«La velocità di Eder può essere un fattore significativo».
E del Verona?
«Toni, grandissimo. Basta vedere il rendimento alla sua età, da lui non puoi prescindere, l’uomo al quale il Verona chiederà qualcosa in più in questo momento non facile».

Fonte: L’Arena

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