Ultim’ora: trovata nuova traduzione biblica

di Massimo Recchia

Era data certa la fine terrena di Matusalemme, e delle sue straordinarie opere, e come quanto scritto nella tradizione extrabiblica si sostiene che morì il giorno 11 dell’anno 1656 cosiddetto Anno Mundi dopo la Creazione all’età di 969 anni, sette giorni prima dell’inizio del Diluvio universale. Matusalemme fu figlio di Enoch e nonno di Noè. 

La nuova scoperta ad opera di uno studioso canadese in forza al campionato di calcio nordamericano stima la reincarnazione nel suo erede più giovane nell’anno 1919 appena ridosso la prima guerra mondiale. In quell’anno infatti i primi calci ad un rudimentale pallone in paglia, carta pressata e buccia di cocco, venivano dati dal giovine che viveva nei pressi della foresta equatoriale brasiliana ancora libera da aggressori ed invasori. Mat, per gli amici (pochi in verità) seppe subito difendere il territorio con l’uso pronto e scaltro degli arti inferiori a mo’ di machete. Con il passare degli anni fino ai giorni nostri è stato perlopiù utilizzato per disboscare, eliminare parassiti dai prati seminati e per consegnare nuovi stimoli ai produttori di protesi ortopediche. La scoperta ha quasi dell’incredibile se si pensa che da qualche mese gli avevano affidato una nuova foresta da radere al suolo in tal pianura padana nell’emisfero settentrionale mediterraneo. Evidentemente, un ghiotto e prelibato piatto di attenzioni lo ha fatto migrare ad ovest soddisfando la continua sete di orti-pedie.

Un vero peccato, soprattutto per il trisavolo Enoch che in cuor suo avrebbe voluto l’erede in compagnia di due arcigni mastini assetati di rivincite. 

Fine, ma non per sempre.

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