Viaggio nei meandri del calcio mercato (parte 1)

di Damiano Conati

Venghino signori, venghino. Riaprono i battenti del calcio mercato e ogni tifoso immagina già che il nuovo acquisto darà una svolta alla stagione della sua squadra del cuore. È il momento in cui tutti parlano di procuratori e agenti Fifa, come fossero stati vecchi compagni di classe, in cui la parola plusvalenza viene pronunciata anche nei più squallidi bar dell’ultima periferia della città, in cui diventa un campione anche il più scarso o sconosciuto terzinaccio di terza lega slovacca, basta che un giornalista qualsiasi lo accosti a questa o all’altra squadra. 
È per questo che è bello il calcio mercato. Perché i protagonisti non sono più gli 11 giocatori in campo, ma i tifosi. Che sognano, fantasticano, si informano, addirittura usano Google traduttore per leggere giornali stranieri di cui ignoravano l’esistenza fino a mezz’ora prima. 

Ma attenzione. Perché il calcio mercato è terribile. È illusorio. A volte è falso e si basa spesso su bugie colossali. Ed è fatto un po’ da tutti. Da dirigenti, allenatori, giocatori, procuratori ed agenti. Esempi in questi giorni ce ne sono un’infinità.

Prendete Dodô. L’Inter lo sta offrendo a destra e a manca, perché se ne vuole liberare. Alla fine andrà alla Samp e si dirà che il Verona ha perso un obiettivo di mercato. In realtà il brasiliano non è mai stato nell’orbita gialloblù. Però non è detto che non lo potesse diventare se gli obiettivi veri di Bigon fossero saltati. 

Il mercato è fatto di occasioni, di chiacchierate, di opportunità. Se Ranocchia va a Bologna, libera Gastaldello. Se Lisandro Lopez va a Firenze, libera Tomovic. E sarebbero ottimi affari per la difesa scaligera. Lo sa anche Bigon, ma c’è da attendere anche le mosse altrui. 

È un mercato che non si fa solo con lo scouting o con le scoperte della triade Micheli, Mantovani e Zunino. Alle volte tutti ci mettono del loro, persino i giornalisti. Prendiamo ad esempio Di Marzio, forse il migliore esperto italiano in materia. Chissà quanti amici procuratori, chissà quante soffiate e quanti scoop. Ma anche quanti favori da rendere. E così ogni tanto esce qualche nome pur di far pubblicità ad un giocatore. Ad esempio il conosciutissimo Bernard Berisha, 24enne centrocampista della famosissima squadra Skënderbeu. La sera è Di Marzio a dare la notizia dell’interessamento del Verona. E fatalità la mattina dopo è il suo agente (fino a quel momento totalmente anonimo) a parlare ad un sito italiano di Hellas e di altre squadre interessate. Ci si prova, magari qualcuno abbocca. Per carità, è anche attraverso i giornali che possono venire idee. Tutti abbiamo ancora in mente Giovanni Galli che sfoglia l’album delle figurine Panini per trovare un attaccante da dare al Verona della prima Serie C. Salvo poi fissarsi su Godeas della Triestina, che mai arrivò in riva all’Adige. 

Ah, a proposito. Sembra che quel Berisha abbia davvero trovato squadra. A breve andrà in Russia, all’Anzhi. E si parlerà di obiettivo di mercato del Verona sfumato…

Una cosa comunque è certa in questo pazzo calcio mercato. E cioè che se un nome di un calciatore comincia ad essere troppo diffuso, su siti, giornali, radio, tv, significa che qualcosa c’è. O la società di appartenenza che vuol liberarsene, o l’acquirente che lo vuole davvero comprare, o l’agente in cerca di un contratto migliore, o il giocatore stanco e in cerca di nuovi stimoli. Qualcosa c’è. D’altronde spazio per amori eterni, gratitudine e nostalgie in questo calcio non ce n’è molto. Andate a chiedere a Rafa Marquez o, peggio ancora, a Moralez, appena ceduto dall’Atalanta al Leon, che dichiara: “dopo 5 anni a Bergamo non avevo più stimoli e volevo cambiare. E poi il Leon mi ha offerto un ingaggio molto più alto”. Quello che si dice attaccamento ai colori. 

Viva il calcio mercato e buon mese di trattative a tutti. Con la speranza che i nuovi arrivi possano davvero salvare il Verona. 

(Continua)

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