Zuculini, tra Cabezona, viaggi e musica rock

Damiano Conati 

Campionato argentino: Apertura 2008. Il giocatore in assoluto più entusiasmante di quell’anno si chiama Franco Zuculini, classe 1990 e già sulla bocca di moltissimi esperti di mercato. A 18 anni valeva già 10 milioni di dollari.

Franco Zuculini nasce a La Rioja (Argentina) il 5 settembre 1990: come tanti ragazzini, Franquito ha il “futbol” nel sangue e fin da piccolo inizia a calcare i campi da calcio assieme al fratello minore Bruno, oggi fuori rosa al Manchester City. 

La famiglia si trasferisce ad Escobar, una città nel gruppo metropolitano di Buenos Aires, e lui inizia l’avventura nel settore giovanile di una piccola società della zona. Nel 2000 si accorgono dei due fratelli Zuculini i dirigenti del Racing Club di Avellaneda: uno ha 10 anni, l’altro 7, ma come fare a dire di no ad una squadra storica come il Racing? 

Sveglia alle 5.30, perché Escobar dista molto da Avellaneda, e papà Zuculini in macchina accompagna tutti i giorni i due figli agli allenamenti.

Franco ha un carattere forte e determinato, uno che non molla mai. Bruno è più tecnico. La sera tornano a casa in metropolitana e tram, ma prima si fermano a giocare a calcio con gli amici del quartiere lungo le strade della città. Tradizione rimasta tale anche dopo il debutto in prima squadra. 

Franco Zuculini diventa beniamino indiscusso del Racing a 18 anni, quando i tifosi intonano cori per lui ad ogni partita. Dal 13 aprile 2008, giorno del suo esordio nel match contro l’Arsenal di Sarandì, in poi, il suo tecnico, Juan Manuel “El Chocho” Llop, non l’ha più tolto di squadra, affidandogli le chiavi del suo 4-4-2: 25 presenze tra le ultime giornate del Clausura ’08 e l’Apertura successiva.  

174 centimetri per 69 kg, Zuculini è un volante, il tipico ruolo in cui il calcio argentino sta eccellendo negli ultimi anni sfornando giocatori come Mascherano, Gago e Banega. È un mastino della linea mediana ma è anche molto dotato tecnicamente. Preferisce il piede destro ed ha un’ottima visione di gioco. Il suo idolo fin da piccolo: Mascherano. E una caratteristica molto curiosa, affinata in Argentina, che è diventata il suo marchio di fabbrica: si chiama “Cabezona” e si tratta di un tackle sul pallone… con la testa! Si tratta di un tuffo kamikaze rasoterra che lascia disorientati gli avversari.

Il 21 giugno 2009 viene acquistato dai tedeschi dell’Hoffenheim per quasi 5 milioni di euro. Il Racing aveva problemi economici e alla prima offerta ufficiale arrivata ad Avellaneda, non ha esitato a cederlo. A curare i suoi trasferimenti è Filippo Fusco, con il quale nasce un ottimo rapporto. In Germania il talento si perde. Solo 7 presenze e tanta difficoltà di ambientamento. E così appena un anno dopo se ne va a Genova, sponda rossoblù. 4 presenze in Serie A, 2 in Coppa Italia, e nel mercato invernale se ne torna al Racing, con la speranza di ritrovare lo Zuculini perduto.

Nell’estate 2011 passa al Real Saragozza e nella Liga qualcosa del suo talento si rivede. Troppo poco per per essere riconfermato e nel gennaio 2014 torna in patria: 6 mesi all’Arsenal de Sarandí. E a giugno arriva a Bologna, firmando un contratto biennale. In Emilia non fa male, diventando beniamino dei tifosi visto l’impegno profuso in ogni partita. Ma il primo aprile 2015, nella sfida contro il Carpi, si lesiona il legamento crociato anteriore del ginocchio destro e rimane fuori dai campi per circa un anno. Ora la nuova avventura in gialloblù, ancora una volta sotto l’ala protettrice di Fusco. 

Arriva così a Verona un giocatore estroso. Un’eterna promessa che non ha ancora dimostrato tutto il suo valore e che, nonostante abbia appena 26 anni, ha esperienza da vendere e può essere definito un nomade del calcio: campionato argentino, Bundesliga, Liga, Serie A e B.

Tra l’altro stiamo parlando anche di un artista. Studia disegno e pittura in una scuola bolognese, e ha pure fondato un gruppo musicale: nel settembre 2015 insieme a Jack Viesti (batteria), Thomas Randazzo (chitarra), Marco d’Alessandro (basso) e Niels Amaral (voce) ha fondato la “Zucu’s Blues Band”, gruppo rock blues con il quale ha esordito il 22 dicembre 2015 al Take Five di Bologna, registrando il tutto esaurito.

Insomma, un personaggio a tutto tondo. Che in un ambiente caldo come il Bentegodi e un pubblico molto simile a quello focoso del Racing, potrebbe tornare ad essere il campioncino che a 18 anni faceva impazzire tutti nel campionato argentino.

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Damiano Conati
Ho 34 anni, sono sposato da 10 e ho tre bellissimi bambini. Laureato in Scienze della comunicazione, sono iscritto all'Ordine dei Giornalisti dal 2005. Giá collaboratore di molte testate locali, presidente di una società di basket, ho vissuto tre anni in missione in Brasile e attualmente lavoro come operatore sociale in Caritas Verona.

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