Siamo proprio sicuri che il male sia Fusco?

Un ritornello che non riesco a dimenticare è il “Clamorosamente adeguati” di Riccardo Bigon. Fu un flop pazzesco correlato ad una figura…di cioccolata. Quell’anno fu disastroso perché il Verona accompagnò la retrocessione alla disgraziata gestione economica dei conti del club. I milioni sperperati in contratti pluriannuali onerosi – Pazzini – e in non lungimiranze di acquisti “pubalgici” – Viviani – diedero contezza di errori gravissimi. Quell’anno se ne andarono alla chetichella prima Gardini, poi Bigon, e al capezzale del moribondo Hellas, non dimentichiamolo, arrivò il vituperato Fusco. Piaccia o meno, è stato lui a bloccare l’emorragia economica, patrimonializzando, spendendo poco e coniugando (in B) il risultato sportivo. Impresa titanica. Sganciare le zavorre, lanciare ragazzini e recuperare assoluti anonimi, ha avuto dell’incredibile. Un esempio su tutti, Nicolas, nei ricordi gialloblù terzo portiere, poi titolare inamovibile. Scelte coraggiose. Si è consolidato un nuovo corso, con un gruppo operaio, impreziosito dagli acuti degli ex azzurri Pazzini e Rómulo. Obiettivamente bisogna riconoscere che Fusco ha salvato la dignità sportiva e garantito continuità di investimenti. Onestamente bisogna ammettere che paragonare Bessa e B. Zuculini (solo per fare esempi di chi è transitato e ora non è più qui), agli scempi targati Pastorello, che in tempi non sospetti portava a Verona Lomi, Sciaccaluga, Soligo e Pizzinat, è una bestemmia. Con un’idea precisa in testa, l’Hellas di Fusco è stato calibrato sulla strada del dignitosamente economico, puntando soprattutto alla crescita di una squadra notevolmente ringiovanita. Punto e a capo.

Poi la Serie A. L’esigenza di continuare sulla falsa riga dell’anno precedente, le difficoltà in fase di mercato, gli infortuni e un pizzico di sfortuna, hanno fatto pagare dazio. Certo, gli errori del direttore nelle vicende Cassano, Albertazzi e Pazzini parlano da soli, ma dobbiamo riconoscergli di non aver mai promesso nulla di più della salvezza. Il leitmotiv lacrime, sudore e sangue ha però generato incomprensioni, penultimo posto in classifica e malcontento della piazza, esacerbati ulteriormente dalle fresche cessioni di gennaio. Nell’immarcescibile direzione del duo FuscoPecchia, qualcosa si è inceppato o non è andato nel verso giusto. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, con un clima depresso nonostante non sia ancora detta l’ultima parola. Il Verona traballa, Setti scrive una lettera, Pecchia dice di credere, Fusco prepara le valigie. Un direttore poco piacente, che se ne va accompagnato da fischi un po’ ingenerosi. Sicuramente i natali campani non lo hanno mai agevolato. Ma è pur sempre il direttore che ha avuto il merito di saper raddrizzare conti che avevano urgente bisogno di risanamento. Su questo bisogna dargliene atto. Missione compiuta.

M.C.

1 COMMENTO

  1. Ma ti rendi conto di quello che dici? Derisi da tutta Italia e in B già a dicembre. Tutore e garante dell’inconsistente, per essere buoni, Pecchia. Analisi assai deficitaria.

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