Sogliano disse: “Lo voglio”. E Campanharo arrivò a Verona

Le dichiarazioni del centrocampista gialloblù, Gustavo Campanharo, rilasciate durante la trasmissione “Vighini Show”, in onda su Telenuovo e condotta dal giornalista Gianluca Vighini.

FIORENTINA, TRA PASSATO E PRESENTE
“Quando ero a Firenze mi sono allenato 2-3 settimane con la prima squadra. Mi sento ancora con Babacar e Ryder Matos, che ora è in Spagna. All’epoca in panchina c’era Delio Rossi. Al temine del prestito alla Fiorentina sono tornato in Brasile, alla Juventude. Mi sono operato al ginoccho (menisco e rotula, ndr), e dopo 6 mesi sono andato al Bragantino, in Serie B, per poter ritrovare il ritmo partita. Mi sentivo bene, ho iniziato a giocare sempre di più e la forma è tornata. Le mie sensazioni dopo aver lasciato Firenze? Ero un po’ arrabbiato, pensavo di aver fatto una bella stagione e di meritarmi la riconferma, ma non sempre le cose che vogliamo succedono. Sassolini da togliermi dalle scarpe? Non ci sono, ora sono a Verona e devo lottare per i gialloblù, ho tanta voglia di giocare questa partita. La sfida di domenica? Sarà una partita difficile, come tutte. Siamo davanti ai nostri tifosi, ci siamo allenati bene e dobbiamo cercare di fare il massimo per prendere punti. Chi toglierei alla Fiorentina? Cuadrado è forte”.

FELICE DI ESSERE QUI
“Il mio arrivo a Verona? Il direttore sportivo, Sean Sogliano, era venuto a vedere la partita Bragantino-San Paolo. Non sapevo fosse lì, era nel pubblico per visionare Lucas Evangelista e io ho avuto la fortuna di fare una bella partita. Ho saputo della sua presenza solo al termine del match, voleva prendermi. Dopo l’esperienza alla Fiorentina ho lavorato tanto una volta tornato in Brasile. Mi sono rimesso in sesto il ginocchio e alla fine sono tornato. I calciatori che lavorano e vogliono arrivare possono farlo, per me è stato così. Sono giovane, ho una carriera davanti, devo tenere i piedi per terra e lavorare tanto per fare il meglio possibile”.

MANDORLINI, CARICA E FIDUCIA
“Come ho conquistato Mandorlini? Mi alleno sempre nella stessa maniera, cercando di fare bene e aiutando il gruppo. Lui valuta e decide chi va in campo. Mi dà fiducia, non so cosa mi manca per essere titolare, ma partita dopo partita sto trovando la forma migliore e in futuro potrò partire titolare. Il nostro allenatore ci fa lavorare tanto, ma dà fiducia a tutti per cercare di migliorare. Si concentra di più sull’attacco, ma cura anche i vari aspetti difensivi. Il mio ruolo? Mi piace fare la mezzala destra, ma Mandorlini mi prova anche nella posizione di trequartista e mediano davanti alla difesa. MI fa impegnare molto, in tutte le fasi, perché devo imparare ad aiutare i difensori e i centrocampisti. Io come Jorginho? Abbiamo caratteristiche simili, l’ho visto giocare alcune volte”.

SAVIOLA E TONI, CHE CAMPIONI
“Il mio rapporto con Saviola? E’ un campione, un professionista. Si allena al massimo senza dire nulla, tutti i giorni. E’ difficile rubargli la palla, pensa velocemente, e in area può fare di tutto. Con chi ho legato di più? Martic, che è seduto vicino a me nello spogliatoio, ma parlo spesso anche con Toni. Luca mi sprona sempre a fare meglio, dando di più. E’ una figura molto importante nello spogliatoio”.

ABBIAMO UNA TIFOSERIA SPLENDIDA
“L’importanza dei tifosi? A Firenze sono stato tanto volte allo stadio, ma i tifosi del Verona sono più carichi, non smettono mai di cantare. Non mi hanno sorpreso, prima di arrivare mi hanno detto che c’era un tifoseria molto calorosa. Questo è un fattore molto importante per un calciatore, sono uno stimolo perché li ascoltiamo sempre e ci aiutano a vincere le partite. Ci sono state alcune sfide in cui noi stavamo perdendo o pareggiando, loro hanno continuato a cantare e noi abbiamo ribaltato il risultato. Sono il dodicesimo uomo in campo”.

IO, CAMPANHARO
“Le mie origini? Vengo dal sud del Brasile, precisamente da Caixas do Sul. La mia famiglia abita lì, ci sono tante industrie, molto produttive, ed è situato nella parte ricca dello stato, dove c’è più freddo rispetto ad altre zone. Ci sono tanti veneti, compresi i miei parenti, a cui devo la doppia nazionalità”.

GIOCARE IN ITALIA? UN SOGNO
“Il campionato italiano? Per me è un torneo dove tutti vogliano giocare. Per noi brasiliani è un sogno giocare in Europa. Il mio rapporto con la stampa? Leggo i giornali, compresi i voti che mi danno (ride, ndr)”.

Ufficio Stampa

Fonte: Hellas Verona FC

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