Abatantuono: “Grandi Toni e Mandorlini”

Diego Abatantuono, attore e tifoso milanista, è intervenuto ai microfoni di Radio Bellla & Monella, official radio Gialloblù. Ecco le sue principali dichiarazioni:

Diego, le tue impressioni sul Milan di Inzaghi?
Come ogni tifoso sono curioso di vedere la mia squadra domenica al Bentegodi. E in questo periodo lo sono ancora di più perché ogni partita rappresenta una novità: a volte il Milan gioca bene, a volte gioca male, quindi sono sempre possibili tutti i risultati. Ma almeno mi sto divertendo. Mi piace di più questo Milan, rispetto a quello dell’anno scorso e di due anni fa… ora c’è molta più fantasia.
Quindi sei soddisfatto del nuovo allenatore?
La mia, più che soddisfazione, è un po’ di godimento. La soddisfazione è una cosa diversa, dipende dalle aspettative che hai in una squadra, dalla campagna acquisti. Però almeno, anche se perde, Inzaghi ti fa vedere una bella partita.
E secondo te cosa ne pensa Berlusconi di questo Milan?
Ho letto delle interviste, lui in fondo resta sempre un venditore e, in quanto tale, racconta che il Milan è una grande squadra. Ma quando lo eravamo davvero si vinceva molto, c’erano grandi allenatori e grandi campioni. Ora siamo “scarsi” proprio sotto il profilo dei calciatori, in quanto non sono più di primissima fascia come un tempo, ma è un problema che riguarda un po’ tutte le squadre italiane di primo livello, tant’è che spesso sono le provinciali quelle che giocano meglio.
Torniamo a noi e al match di domani. Verona non è certo una città a te sconosciuta…
Seguo il Verona perché ho vissuto nella città dell’Hellas per molti anni, quando ero adolescente. Avevo una fidanzata veronese e lavoravo con i Gatti di Vicolo Miracoli. Stavo lì più che potevo, tant’è che ho imparato a parlare il dialetto veronese. Magari, se invece dei Gatti avessi frequentato i Beatles, avrei imparato l’inglese (ride, ndr). Se c’è un posto dove il Milan perde sempre è proprio Verona, quindi chissà che non vinciamo. Se dovessi fare un pronostico però metterei un 1X2.
Hai un ricordo particolare della Fatal Verona?
Il 20 maggio 1973 è famoso perché il mio Milan ha perso lo Scudetto proprio a Verona, mentre la Juventus vinceva a Roma. Ora c’è una grande rivalità tra queste due squadre ma, a detta dei calciatori dell’epoca, i giallorossi non fecero nulla per non perdere contro la Juve. Altro motivo per cui bisogna ricordare quella data, però, è che io e Umberto Smaila eravamo allo stadio il giorno del mio diciottesimo compleanno muniti di palloncino con la stella sopra per festeggiare il decimo Scudetto, ma ci è toccato tornare a piedi con la coda tra le gambe. Vista l’età, la malinconia è durata poco. Il palloncino, che teneva in mano Smaila, è volato via al gol di Cuccureddu che ha consegnato il campionato alla Juventus.
Da quanto tempo è il Milan la tua squadra del cuore?
Sarebbe difficile dirlo, quando si nasce a Milano o si diventa milanisti o si diventa interisti, io ho avuto la fortuna di essere del primo tipo. Inoltre, Gianni Rivera viveva qualche piano sopra di me. Una volta, a mio nonno cadde il portafogli. Io lo raccolsi e lo aprii, trovando all’interno la foto di Padre Pio e quella di Rivera. Gli chiesi chi fossero quei due uomini, lui mi rispose che uno era un signore che faceva miracoli, mentre l’altro un popolare frate pugliese (ride, ndr).
La soddisfazione più grande da tifoso milanista?
Di grandi emozioni ne ho avute tante, ma quando ero ragazzo il Milan non faceva grandi stagioni. Prima di Berlusconi ci sono stati vari presidenti, come Farina, non certo oculati, anzi direi spregiudicati. Eppure mi divertivo lo stesso, quindi figuriamoci quando è arrivato Berlusconi, al quale dal punto di vista calcistico non si può dire nulla. Dalla finale contro la Steaua Bucarest a Barcellona, al Milan di Ancelotti… Non saprei scegliere.
Vivi ancora le partite come il Ras della Fossa?
Anche all’epoca ero il Ras solo sulle pellicole, allo stadio ero molto tranquillo. Ora non vado più a vedere le partite dal vivo perché, a mio avviso, i biglietti sono molto cari e soprattutto mi stufo perché tutti vogliono parlarmi: mi sembra insensato pagare per dare spettacolo (ride, ndr). Ci vanno i miei figli, anche perché a casa ho un televisore su cui si vede talmente bene che Inzaghi, una volta in cui giocando aveva perso una catenina, è venuto a casa mia a vedere alla tivù dove fosse finita (ride, ndr). Ospito anche molti amici, l’80 per cento dei quali è interista e quindi pronto a gufare silenziosamente. Io invece quando guardo l’Inter non gufo… e adesso mi sta venendo un naso lungo così. Il bello del calcio sta proprio nella gufata e nella derisione. Il male del calcio invece è la violenza, ma bisogna fare una distinzione tra quella verbale e quella fisica, che non sono la stessa cosa. Il peggiore degli insulti è come la minore delle violenze. Se non ci fossero le trasferte i problemi degli scontri sparirebbero, ci sono molti cinema in disuso in cui si potrebbe andare a vedere la partita tutti assieme.
Passiamo al Verona: cosa ne pensi di Luca Toni?
È un calciatore di grande qualità. È il classico esempio di chi si allena con professionalità e, con un allenatore bravo come Mandorlini, può fare grandi cose. Ha caratteristiche vincenti ma non è duttile in tutti i sensi, deve avere una squadra alle spalle che gioca in un certo modo per sfruttare le sue potenzialità. Il Milan è stato smantellato dal “simpatico” Allegri. Per non parlare dell’inspiegabile cessione di Pirlo, dell’inspiegabile riscaldamento di Inzaghi fino al novantunesimo per poi non farlo entrare, della, invece, spiegabilissima cessione di Ibrahimovic e Thiago Silva per motivi economici. Le partenze di questi quattro, più quella di Seedorf che è andato a giocare discretamente in Brasile, hanno fatto sì che noi avessimo una squadra talmente malconcia e priva di uomini di esperienza che era logica la necessità di tenere almeno uno di questi. Si sarebbe dovuto fare quello che ha fatto il Verona con Toni, ma bisognava ragionare, e non è stato fatto.

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