Alfabeto Moras

di Massimo Recchia 

Punto punto punto linea linea linea punto punto punto, gol gol gol. 

Peccato che nel 1835 non ci fosse stato ancora il calcio giocato altrimenti si sarebbe potuto trasformare ante litteram anche il senso della rete. Gol, come Louis Blanco stordito dalle serpentine di Baldovino Maertens. Gol, come il caldo guizzo arghentinos alzi la febbre a 40 al gelido svedese lento come il tricheco sulla banchisa polare quando persino la foca monaca lo supererebbe allo sprint. Gol, come l’Alfredo ruotante come trottola impazzita in mutande e sciarpa merinos tra i geyser roventi di Pozzuoli. 

E pure Gol mancato su rigore, tra gli scatti assenti del serbo avulso, oramai visibili solo da un YouTube dei ricordi mandorliniani. 

A scriver vero mancherebbe un altro Gol, sull’aspirante capo cuoco Coppola Ferdinando che tutto ha tranne la presa, forse una presina per i manici delle pentole.

…—… Setti, Gardini, Bigon … —… ricevete??

1 COMMENTO

  1. Anke Del neri parecessere precipitato nel buco netobdel teston ke ghera prima!! Nn se pol ancora vedarcin campo ozi da brodo come pisano…jankovic…moras…greco! Quando ghe zoenii forti ke scalpita..fares..tupta..zaccagni..chiecchin..wink….helander…gollini e dopo mettere bianchetti terzino al poato de wink!?!? Ma cpme se fa a ragionar de balon con un mr tanto cruo??? Miserie

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