Controcorrente: La peggior partita dell’anno

Gianni Tomelleri 

Il Verona vince con un punteggio imbarazzante ad Ascoli e la forza che la squadra sta esprimendo in questo momento è ben fotografata dal quarto gol della partita. 

Un giocatore non esattamente atletico come Troianiello scende sulla fascia, vince un contrasto e serve un assist nell’area piccola. Sul secondo palo Pazzini irride il malcapitato difensore e segna di tacco, o meglio di polpaccio. 

Facile come in un’amichevole del giovedì. E dire che l’Ascoli aveva cominciato davvero bene la partita, rendendosi pericoloso contro un Verona apparso nel primo tempo macchinoso, lento ed incapace, per la prima volta nella stagione, di tenere con costanza il pallino del gioco.

Ascoli oggi e Brescia domenica scorsa insegnano che l’unica tattica per provare a fermare la squadra gialloblù è giocare a calcio, con una buona organizzazione e tanta corsa sul campo: le squadre di Brocchi e Aglietti, protagonisti di una delle più belle promozioni in serie A della nostra storia, ci hanno provato e sono in parte riuscite nell’intento. 

Il calcio, si sa, però è strano ed il Verona che domenica scorsa probabilmente avrebbe meritato la vittoria senza trovarla, oggi nel primo tempo e per brevi tratti nel secondo non avrebbe meritato di certo la goleada.

Il momento più significativo della giornata – al di là del risultato – vede protagonista mister Pecchia ai microfoni, quando candidamente dichiara di aver vinto la partita peggiore tra quelle giocate fino a qui.

Se il Verona vincerà il campionato – di là da vedersi – , se il Verona oggi è in testa alla classifica, molto merito si deve ascrivere proprio a questo giovane allenatore, giunto senza un pedigree degno di nota, se non per essere stato il vice di una delle migliori menti del calcio moderno sul piano tattico che è Rafa Benitez.

Ma più che un discorso sulla cifra tecnica o tattica, vale la pena soffermarsi su quanto Pecchia ha saputo portare in questi primi mesi di lavoro nello spogliatoio gialloblù, nella testa dei giocatori.

A rischio di far accapponare la pelle a molti tifosi, il Verona di oggi è una squadra solare,  che sfrutta le indiscutibili doti tecniche, ben superiori alla media del campionato, per incantare le partite, in una ricerca costante, quasi estenuante del gioco, attraverso il fraseggio, attraverso passaggi così fitti da tessere azioni che non di rado durano più minuti. È una squadra che talvolta sembra perdersi narcisisticamente in se’ stessa. Ma è anche una squadra che non ha smesso di sorridere dalla prima giornata ad oggi. E di far sorridere i suoi tifosi.

L’impresa di Pecchia – ad oggi – consiste nell’avere del tutto evitato ogni possibile contraccolpo, ogni rischio di depressione dopo la lunga agonia della scorsa stagione. Quest’atteggiamento mentale si traduce in una sorta di spensieratezza in campo ma passa attraverso una dote fondamentale e piuttosto rara: una grande onestà intellettuale. 

In un mondo che vive di frasi fatte, di iperboli, di recriminazioni, Fabio Pecchia oggi ammette candidamente che la sua squadra ha giocato male, nonostante quattro gol all’attivo. E probabilmente questo si è dovuto anche ad alcune scelte del tecnico che ha schierato all’inizio una squadra molto pesante, con Cherubin in difesa e Maresca in mediana, un Souprayen apparso subito in cattiva giornata ed un Siligardi molto poco incisivo. 

Altri allenatori del passato avrebbero difeso scelte e respinto possibili critiche con scherno. Pecchia è, da una parte, il più severo giudice del suo stesso lavoro e, dall’altra, l’ispiratore di una squadra che anche quando non è in giornata continua a cercare fedelmente se stessa, fino a trovarsi.

Non ha molto senso chiedersi dove questo Hellas può arrivare: l’obiettivo è chiaro e – al di là della prudenza estiva del presidente Setti – ogni risultato inferiore alla promozione diretta sarà un insuccesso. Ha senso chiedersi piuttosto come questo Verona può e deve arrivare alla meta. 

La speranza, l’obiettivo è che Pecchia riesca dove il suo illustre predecessore ha fallito: costruire una squadra e costruire una mentalità, un sistema di gioco che esalti – anziché deprimere – il personale che la società metterà a disposizione. 

Passando attraverso questo tipo di gioco aumentano sensibilmente le possibilità che giovani fioriscano e che cavalli di razza si ritrovino: Valoti e Zaccagni, Romulo e Pazzini sono ad oggi, per la condizione e per i risultati individuali, giocatori che Pecchia sta regalando a Verona e al calcio oggi di serie B, domani forse di un’altra categoria. 

L’onestà intellettuale del mister sta cominciando a rendere il terreno fertile alla crescita e alla valorizzazione di molti giocatori. La peggior partita della stagione ci regala quattro gol, la vetta della classifica e la speranza che si sia cominciato a costruire il Verona di domani.