Gollini: “Istinto, riflessi e fisico sono i segreti per essere un buon portiere”

Le emozioni di Fiorentina-Verona lui le ha vissute dalla tribuna dello stadio “Artemio Franchi”, ma in quel fatale momento, quando  Mazzoleni ha indicato il dischetto, avrebbe voluto essere in campo, glielo si legge negli occhi. Quanto avrebbe dato per essere al posto di Rafael, magari per accrescere la fama di pararigori che si è costruito al Torneo di Viareggio. “Ma tu il tiro di Diamanti l’avresti parato?”, gli chiedono gli studenti. Pierluigi Gollini ci pensa un po’ su, poi li guarda e sorride.

 

Mercoledì 22 aprile il portiere gialloblù è stato ospite della scuola primaria “G.C. Camozzini” di piazza Chievo, per rispondere a domande e curiosità dei giovanissimi. L’incontro rientra nell’ambito del Progetto Scuola 2014-15, promosso dal Settore Giovanile e dalla Scuola Calcio dell’Hellas Verona FC con la collaborazione della Facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Verona.

 

Gollini ha parlato del suo curriculum di tutto rispetto: le giovanili a Firenze, poi l’esperienza di 2 anni maturata in Inghilterra al Manchester United. “Lì ho avuto la fortuna di allenarmi insieme a Rooney e altri grandi campioni”, ha esordito. “Ho cominciato tardi a fare il portiere, a 13 anni. Da piccolo ho iniziato a giocare come centrocampista, poi ho fatto il difensore, ma da sempre il mio sogno era quello di stare in porta, a Natale mi facevo regalare i guantoni”, ha spiegato il talentuoso Gollini. “Sono voluto tornare perché mi mancava l’Italia. Ho scelto Verona perché è una bella città, ma soprattutto perché L’Hellas Verona è una piazza molto importante”.

Poi quella domanda sul rigore di Diamanti. “Non lo so”, ammette Gollini, “forse si”. Gli studenti hanno insistito, volevano saperne di più.“Parare un rigore è una sensazione bellissima, una soddisfazione. Il segreto sta nel capire i movimenti dell’attaccante e indovinare il lato giusto. Le caratteristiche che deve avere un portiere? Istinto, riflessi e fisico”.

Il portiere gialloblù non ha nascosto le difficoltà incontrate nel corso della sua giovane carriera: “Quando sono andato a Manchester avevo soltanto 16 anni, è dura stare lontano da casa”. Infine, prima di salutare i piccoli tifosi, ha voluto lanciare un appello sull’importanza della scuola: “Ho voluto fortemente finire la scuola e nonostante gli impegni quotidiani sul campo da calcio sono riuscito a conseguire la maturità, sono molto orgoglioso di questo risultato. E’ molto importante portare a termine il percorso di studi”.

Fonte: Ufficio Stampa H. Verona F.C.

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