Il Sergente Del Neri e l’eredità di Mandorlini 

Generoso, determinato e autorevole. A Verona, sulla panchina dell’ex Mandorlini, non si è seduto uno qualsiasi. Gigi Del Neri qualche anno fa era tra i tecnici più ambiti in circolazione. E non solo in Italia. Dopo il Chievo gli almanacchi raccontano degli approdi, più o meno fortunati, al Porto, Roma, Sampdoria e Juventus. Non proprio delle squadrette. Poi il silenzio e la riflessione in Friuli. Lontano dal clamore mediatico. Aveva bisogno di rigenerarsi il buon Gigi. E forse necessitava di rivedere la sua tattica, sbalorditiva agli esordi, con qualche pecca nel prosieguo, quando gli avversari ne avevano carpito i punti deboli. Un allenatore intelligente, che ha saputo spogliarsi delle proprie certezze e ripartire con umiltà. Buffo che abbia scelto proprio Verona città, questa volta sponda Hellas, come secondo trampolino di lancio della sua carriera da allenatore. Un “rendez-vous” affascinante alla vigilia. Un rischio ora che ha indossato di nuovo tuta e scarpette. Chissà se lo rifarebbe vedendo quello che ha ereditato. La vecchia gestione ha riversato sul suo staff una squadra atleticamente disastrata, da rinvigorire senza indugio. Tre settimane sono passate ma non sono state sufficienti. Il lavoro di Icio D’Angelo e degli altri collaboratori è solo agli inizi. Dopo Natale le sessioni di allenamento saranno durissime. Ci vorrà fiato e dinamismo per provare a ribaltare la classifica tornando a cogliere i tre punti. Wszolek deve essere l’esempio: magari non sarà in possesso di tecnica sopraffina, questo è vero, tuttavia il polacco ha convinto per voglia, determinazione e polmoni. Qualità che devono avere tutti i gialloblù. Ordini del Sergente.

M.C.

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