L’analisi – tristezza drammatica

di Damiano Conati

Il Verona visto con la Fiorentina è stato triste. Ma di una tristezza quasi drammatica. E il Mandorlini a bordo campo in alcuni frangenti ha fatto anche tenerezza, quasi pena.

Già. E tutto perché manca un centravanti vero. Belle parole quelle del presidente: “la base è importante, il gruppo è unito ed è unito al suo allenatore. Partiamo da questa base e speriamo che la sfortuna finisca, perché non si possono togliere 10 giocatori a questo Verona”.

Tutti d’accordo. Nell’aria c’è tanta sfiga. Molti infortuni, molti calciatori che giocano con le infiltrazioni, vari episodi sfavorevoli. Senza contare le papere dei portieri o dei difensori gialloblù.

Ma non tirare mai in porta non è certo la medicina migliore. È nelle ultime settimane è consuetudine che il portiere avversario esca con i guantoni immacolati.

Vedere il terzino giocare da difensore centrale e l’ala destra rincorrere Pasqual per 60 metri nell’occasione del primo gol viola, non è sfortuna. È scelta di chi allena.

Ostinarsi con giocatori che hanno preoccupanti blocchi mentali e che non rendono, vedi Sala, non è mala sorte, bensì scelta ponderata.

Aver capito che senza una punta di peso, non esiste alcun gioco e la squadra sembra addirittura rassegnata (“siamo questi, di più non possiamo fare”), fa riflettere. Possibile che la Sampdoria abbia surclassato il Verona di gol con in attacco Muriel-Eder? Che non sono esattamente più alti di Gomez e Siligardi, anzi…

Setti dice che la squadra è viva e che lo dimostrerà. Non resta che fidarsi del presidente, anche perché in caso di finale tragico, quello a rimetterci di più, economicamente parlando, sarebbe proprio lui. E non crediamo che ne abbia molta voglia.

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