Nene’ si racconta tra passato, presente e futuro

Ospite dell’Hellas Kitchen, l’attaccante Nene’ ha raccontato della sua vita, dei suoi compagni e delle prospettive del Verona. Ecco le sue dichiarazioni riportate dal Vighini Show.

Nené? Ecco perchè mi chiamo così

“Questo nome me lo ha dato mia nonna, perchè quello di battesimo è molto lungo. E quindi per distinguermi ha scelto questo nomigliolo”

La mia storia, dalla povertà al calcio

“Mio padre è andato via ed è rimasta solo mia mamma con me e mio fratello. Appena sono cresciuto sono andato fuori di casa per lavorare e avere qualche soldo per comprarmi qualcosa. In Brasile per avere qualche soldo devi lavorare tanto. Fino a 17 anni mi sono dato molto da fare. Lavoravo tantissime ore al giorno. Mi svegliavo alle 5 di mattino e di notte andavo a scuola. E’ stata molto dura. Ho fatto anche il controllore sugli autobus, mi serviva per dare una mano a casa alla mamma. Oggi, grazie a Dio, col calcio riesco a vivere bene. Ma prima di spendere i soldi, ci penso bene. Però mi piacciono le auto, oggi ho una Camaro, quella dei Transformers. Era un sogno e l’ho realizzato. Questa è l’unica cosa per la quale spendo un po’ di più. Non so dove sarà il mio futuro, ho comprato casa in Brasile, ma penso che andrò dove potrò lavorare. Ogni giorno che mi sveglio ringrazio Dio per quello che ho e per quello che posso dare alla mia famiglia. Mio papà? Dopo che è andato via l’ho visto poco, ma ho mia mamma che ha fatto anche da papà”.

Come sono arrivato al calcio

“Una volta ho giocato contro il Santos. Ho fatto tre gol e l’allenatore mi ha voluto a tutti i costi. Da li ho iniziato la mia carriera, un po’ per caso. E’ stata sicuramente fortuna. Io prima di iniziare seriamente, giocavo con gli amici la domenica, solo per divertirci”.

Io e Saviola? Perchè no

“Io mi adatto a quello che dice il mister, sono sempre disponibile a giocare, e penso che con Saviola ci potremmo adattare molto bene”.

Quel gol alla Juve…

“Quando giocavo nel Cagliari ho imparato tanto da Allegri. Quando feci gol contro la Juventus, un grandissimo gol, tra l’altro, mi sono accorto che la mia vita era cambiata. Ricordo anche i tre gol contro il Catania e Cellino si è “innamorato” di me. E’ stata una giornata stupenda. Il Milan? Prima di andare al Cagliari, il mio nome era arrivato anche a Galliani. Però Cellino ha visto la mia data di nascita che era uguale alla sua e mi ha voluto a tutti i costi. Dopo sei mesi a Cagliari, il Milan era venuto per prendermi. La domenica giocavamo contro il Siena, io ero in panchina, Larrivey è stato espulso e quindi sono rimasto perchè la domenica dopo avrei dovuto giocare dal primo minuto. Evidentemente non era destino che andasssi al Milan”.

Quel maledetto infortunio!!!

“Il secondo anno a Cagliari ho avuto due brutti infortuni, uno al bicipite femorale e uno alla caviglia. Ogni volta che rientravo avevo male. Non so se sbagliavano qualcosa a Cagliari, ma non penso. E’ stata sfortuna. Dopo quei problemi è stata sicuramente più difficile. Sicuramente avrei potuto fare di più”.

E se a Verona arrivasse un altro Nenè?

“Mio figlio gioca a calcio, è un bravo terzino sinistro. Fino all’anno scorso giocava nel Cagliari, ma adesso sto parlando con il settore giovanile dell’Hellas. Mancano dei documenti, speriamo che arrivino presto perchè ormai io sono vecchio (ride)”.

Io e Mandorlini

“E’ troppo presto per parlare di pregi e difetti del mister. Un difetto però posso dirlo: urla tantissimo”.

Io e Toni

“E’ un giocatore fortissimo, non si può mettere in discussione. Sono sicuro che anche questo campionato potrà fare bene. Anzi, spero che faccia bene, così ne beneficia tutta la squadra. Se per caso il mister volesse giocare con due punte e un trequartista, io e Toni saremmo perfetti insieme. In allenamento abbiamo provato poco a giocare insieme, perchè al mister piace il 4-3-3. Io ho voglia di vincere sempre, anche quando giocherò solo due minuti. Se serve una mano alla squadra, io ci sono. Chiaramente la panchina non fa mai piacere. Un calciatore che non si lamenta di stare fuori, deve cambiare mestiere”.

Non dobbiamo mai porci limiti

“Secondo me possiamo fare meglio di quello che è stato fatto l’anno scorso. Questa è una squadra forte e credo che valga il quinto, sesto posto. Noi calciatori sognamo, ed è giusto che sia così”.

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