Pareggio di carattere

di Enrico Brigi

Nel calcio degli ultimi anni, i numeri hanno acquisito sempre maggior importanza, specchio oggettivo di pregi e difetti di ogni squadra. Non sarà, pertanto, sfuggito ai più quanto riportato in settimana dalla “rosea” in merito al primo derby di questa stagione – il quindicesimo della storia, il settimo nella massima serie – tra gli uomini di Mandorlini e quelli di Maran. Un’analisi addirittura spietata su una partita che metteva di fronte la squadra più “in palla” di questo inizio di campionato – il Chievo e’ in serie A quella che “corre” di più – e quella forse più in difficoltà, bersagliata da una serie infinita di infortuni e ancora alla ricerca della prima vittoria. Il bello del calcio, però, è che i numeri contano sino ad un certo punto perché entrano poi in campo molti altri fattori che hanno l’affascinante potere di ribaltare qualsiasi pronostico. Ecco quindi che nel derby di sabato sera, match almeno sulla carta dall’esito quasi scontato, è mancato poco che ad uscire dal campo vittoriosa fosse proprio la squadra meno favorita. Il risultato finale di uno ad uno rappresenta per l’Hellas un risultato di estrema importanza, ottenuto con una prova di carattere, nella quale i gialloblù, privi di diversi effettivi, hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo alla ricerca di un risultato positivo. Il Chievo, dal canto suo, è apparso meno pimpante del solito anche se nell’ultima mezzora, alla ricerca del pareggio, ha in effetti dimostrato tutta la sua attuale forza di squadra ben organizzata e con una precisa idea di gioco. Per la sfida contro i clivensi Mandorlini, una volta fatta la triste conta degli arruolabili, ha deciso di affidarsi allo stesso undici sconfitto in casa sette giorni or sono dalla Lazio, consapevole che quella fosse la scelta migliore. Fin dal fischio iniziale di Doveri, i gialloblù hanno mostrato un ottimo atteggiamento, aggressivi e determinati al punto giusto su ogni pallone giocato, cosa che ha sicuramente complicato lo sviluppo del gioco avversario. Ad impressionare di più è stato senza dubbio il centrocampo dove Greco, Viviani e soprattutto Hallfredsson, hanno garantito solidità, forza e ottime geometrie. Bene anche il reparto difensivo dove Moras e Helander – fresco di una meritata convocazione nella nazionale maggiore – hanno giganteggiato lasciando le briciole al temibile duo formato da Paloschi e Meggiorini. In qualche occasione di troppo, però, il baricentro del gioco è risultato essere troppo basso per consentire rapide e pronte ripartenze. Se a questo aggiungiamo – non ce ne voglia il sempre volenteroso Gomez – l’assenza di un attaccante degno di tal nome ecco spiegata l’enorme difficoltà per gli scaligeri di arrivare in prossimità di Bizzarri. La rete di Pisano, viziata da un clamoroso fuorigioco, ha improvvisamente spostato gli equilibri dell’incontro con un Verona “colpevolmente” arroccato a difesa del vantaggio acquisito ed un Chievo proteso all’immediata ricerca del gol del pari. Il risultato finale, premia alla fine sicuramente di più gli uomini di Mandorlini, che portano a casa un punto molto importante, che consente loro di guardare in avanti con un pizzico di ottimismo in più. Ora, come la manna dal cielo arriva la sosta per gli impegni delle nazionali grazie alla quale il tecnico gialloblù potrà recuperare qualche infortunato, Pazzini in primis. Per lui, però, i “compiti a casa” non finiscono qui perché un aspetto sul quale lavorare sarà sicuramente quello riguardante la tenuta fisica e mentale dei suoi uomini. In questo scorcio iniziale di stagione, infatti, la squadra gialloblù ha subito troppe volte le reti avversarie negli ultimi venti minuti, segnale inequivocabile di una condizione fisica e mentale non ancora in grado di resistere fino al novantesimo. In ogni caso, in situazioni come questa è estremamente importante mantenere calma e sangue freddo perché fretta ed ansia sono le peggiori consigliere. I tre punti, però, dovranno arrivare quanto prima perché, come si sa, la vittoria rappresenta da sempre la miglior medicina.

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