Pavanel: “Non avrei mai potuto sostituire Mandorlini”

Le dichiarazioni dell’allenatore della Primavera, Massimo Pavanel, e dell’allenatore degli Allievi Nazionali, Andrea Vitali, rilasciate durante la trasmissione “Vighini Show”, in onda su Telenuovo e condotta dal giornalista Gianluca Vighini.

MASSIMO PAVANEL
“Il dopo Viareggio? Abbiamo giocato 4 scontri diretti molto difficili con Sassuolo, Cesena, Udinese e Milan. L’Udinese, in particolare, è arrivata con Zapata, Jadson e Meret, che è un portiere nel giro delle nazionali giovanili. Ogni volta è una gara difficile, le forze in campo sono molto diverse, ma l’idea comune è di creare una squadra che abbia sempre la stessa fisionomia, ovvero lavorare in avanti e dare il massimo finché abbiamo birra da spendere in campo. Quest’anno il post Viareggio lo abbiamo gestito meglio, forse questa Primavera ha ragazzi più maturi. Qualche nome pronto per la Serie A? Cappelluzzo e Fares sono nomi che non possiamo nascondere, poi c’è anche Tentardini, un buon terzino sinistro. Poi abbiamo anche due ‘96 molto forti. Un commento su Donsah? Come tutti i ghanesi era molto maturo, non solo fisicamente, chiaramente era pronto per la Serie A. Poi ci sono i vari Fares, Cappelluzzo, Guglielmelli e Checchin che hanno ancora ampi margini di crescita. Un caso tra tutti, Guglielmelli: è venuto dal Basilea a fare un provino a campionato iniziato, aveva provato in varie squadre, per ultimo è arrivato qui, succede sempre così (ride, ndr). Dopo 5 minuti io e il responsabile del Settore Giovanile, Claudio Calvetti, abbiamo capito subito il suo potenziale, non è fisicamente prestante, ma sa giocare benissimo. Forse non sarà da Serie A, ma è un nostro pezzo fondamentale. Le parole di Trapattoni sui giovani? Nessuno è mai stato pronto subito per la prima squadra, c’è un iter da seguire, all’inizio si gioca qualche minuto alla volta, quando ero giovane si faceva così e non vedo perché non farlo anche adesso. Si può lanciare un giovane, ma non li puoi lanciare tutti. Un commento sui giovani? Io credo che gli italiani per cultura siano un po’ mammoni e pigri, all’estero non è così, a 16 anni vai fuori di casa e devi cominciare a camminare da solo. Però è anche vero che la nostra cultura è legata al risultato e questo va anche al Settore Giovanile, è un discorso di difficile soluzione. Un commento sul Verona? La mentalità che si respira, quando si arriva qui, la si avverte subito. Mi piace leggere la storia, ho conosciuto l’amore viscerale per la squadra. Sappiamo che che non abbiamo i mezzi per competere con le grandi, ma lo facciamo lo stesso trasmettendo i valori e questo si avverte nei nostri ragazzi. Il lavoro sui ragazzi della Primavera? La mia categoria è più orientata verso il risultato, ma i ragazzi devono capire quando è il caso di aggrapparsi al risultato e quando gestire le forze. Se la società mi avesse proposto la panchina di Mandorlini? No, ho molta stima dell’allenatore e poi non sono pronto per la prima squadra, il Verona è una cosa seria. Devi essere pronto per allenare i grandi, non basta fare bene il Viareggio, devi avere spalle larghe per saper reggere la pressione, ho sempre pensato che bisogna fare i passi adeguati. Io ho fatto anche il processo inverso, prima ho allenato la prima squadra in Eccellenza e li mi sono accorto che mi mancavano delle cose, la strada da fare è ancora tanta, poi ci sono casi rari tipo il Guardiola di turno, ma non è la regola. Come mi vedo? Ad oggi non mi sento allenatore completo, se mi capitasse un occasione la valuterò. Fare l’allenatore è come fare il calciatore: per passare in Serie A devi passare dai campionati cadetti. Ci sono esperienze da fare e queste determineranno se sei da prima squadra o da Primavera. Che differenza c’è tra allenare ragazzi e adulti? Non credo ci sia tanta differenza, quando allenavo gli adulti alla sera arrivavano stanchi dal lavoro, e li era dura essere un martello (ride, ndr)”.

ANDREA VITALI
“La finale al Torneo di Arco con la Juve? La loro rete è nata da una palla giocata dietro e dal successivo lancio lungo, però c’è da precisare che abbiamo preso gol mentre un nostro calciatore era fuori. E’ chiaro che l’amarezza c’era, non la potevo negare, ma a freddo c’è solo felicità per quello che abbiamo fatto. Un commento sul vivaio del Verona? Si cerca di sopperire al gap che c’è nei confronti delle grandi squadre con il lavoro quotidiano e la voglia di non mollare mai. I risultati a volte vengono, altre no. Quest’anno i nostri sforzi sono stati premiati e siamo contenti. Con il lavoro di squadra possiamo avvicinarci alle grandi realtà. La forza degli allenatori del Settore Giovanile sta nel fatto che abbiamo idee di calcio molto simili: si lavora in 11, chiediamo ai ragazzi di tenere alta l’attenzione in tutti i momenti della gara. Poi è chiaro che il valore del giocatore ci dà una mano. Devi prendere in considerazione tanti aspetti, la mia idea è quella di non svalutare il ragazzo, se il ragazzo è tecnico non bisogna insistere per forza sull’atletica. Se ci sono ragazzi talentuosi tra gli Allievi? Sicuramente se arrivi a fare la finale di Arco ci sono dei ragazzi che hanno buone possibilità per affacciarsi in Primavera, ma non è mio compito quello di fare nomi. Ci sono troppe cose che possono cambiare a 16 anni, i ragazzi hanno step da passare che sono dettati dal lavoro e dalla serenità. Andiamo avanti nella stagione con orgoglio e voglia, poi deciderà la società. Se vogliamo fare dei nomi allora dico Andrea Badan, che è stato premiato come miglior giocatore del Torneo di Arco, e Andrea Danzi, che non ha giocato la finale perché convocato nell’Italia Under 16. Un commento su Danzi? È un ragazzo che non ha doti fisiche importanti, ma non lo cambierei con nessuno, ha qualità davvero fantastiche. Un commento sui giocatori stranieri ? Dico che a prevalere deve essere la qualità. Se sento la vicinanza della società? Io sono arrivato quest’anno e ho notato una grande passione, veniamo seguiti e questo mi fa molto piacere. Mi confronto quotidianamente con il responsabile del Settore Giovanile, Claudio Calvetti, credo che la presenza e il riconoscimento del lavoro in campo sia molto importante. I miei obiettivi? È il quinto anno che alleno, mi appassiona tantissimo questo mestiere, mi piace tantissimo allenare ragazzi che hanno qualità e professionalità. Sono ambizioso, faccio questo mestiere perché vorrei raggiungere situazioni che adesso sogno. Voglio il campo, voglio fare esperienza. Il Verona mi ha dato tantissimo, è motivo d’orgoglio il confrontarsi con squadre belle e complete”.

Ufficio Stampa

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