Peccato ma..

di Enrico Brigi



 Dopo la vittoria di mercoledì con il Pavia – valsa il passaggio agli ottavi di Coppa Italia – in tutto l’ambiente forte era la curiosità di vedere come si sarebbe comportata la squadra in campionato, con l’avvento di Gigi Delneri. Il calendario proponeva la sfida con L’Empoli, squadra indicata ad inizio stagione tra le maggiori candidate alla retrocessione ma posizionata attualmente con pieno merito, addirittura nella parte sinistra della classifica. Con meno di una settimana di lavoro alle spalle, il neo tecnico friulano sembra essere già riuscito nell’impresa di restituire alla squadra un’anima, ridisegnandola tatticamente e restituendole fin da subito un minimo di identità di gioco. Contro gli uomini di Giampaolo, i gialloblù sono scesi in campo con un 4-4-1-1 con Ionita nelle vesti di “incursore” alle spalle di Toni – che si trasformava in fase di possesso in un 4-2-3-1 supportato sugli esterni dagli inserimenti di Siligardi e Wszolek. L’aspetto quasi “paradossale” del match è stato vedere come in un solo match Toni & C. abbiano saputo condensare un mix di aggressività, corsa e trame di gioco mai visto sino ad ora in questo primo scorcio di stagione. In questi pochi giorni di lavoro Delneri è stato capace di ben lavorare sulla mentalità di un gruppo oramai sfiduciato, incapace di uscire dal tunnel nel quale era finito sotto la gestione Mandorlini. Dopo tanto tempo si è vista una squadra proporre finalmente ritmo, intensità e soprattutto occasioni da rete. Paradossalmente il Verona ha effettuato più tiri verso la porta avversaria domenica contro i toscani che in tutte le precedenti giornate. Il “Baffo di Aquileia” – simpatico soprannome nato quando ancora da giocatore vestiva le casacche di Foggia,Novara e Udinese – ha fin da subito trasmesso le sue precise idee tattiche, basate su una linea difensiva molto alta, sovrapposizioni e pressing. La nuova identità di gioco ritrovata , come purtroppo spesso succede, non è stata tuttavia supportata dal risultato, visto che alla fine ad uscire vittoriosi dal campo sono stati gli ospiti, abili ad approfittare di un’indecisione della difesa gialloblù, sulla solita “maledetta” palla inattiva. Come ha candidamene ammesso nel dopopartita anche il bravo tecnico empolese, il Verona non ha meritato la sconfitta anzi, se una delle due squadre doveva vincere quella era sicuramente il Verona. Quando capitano partite come queste il pensiero corre immediatamente alla cattiva sorte in quanto è facile individuare in tutto questo il triste segnale di una stagione sulla carta già segnata. Vien da pensare, e sono in molti a farlo tra tifosi e addetti ai lavori, che se il cambio di allenatore fosse avvenuto non in maniera così tardiva – magari qualche settimana fa dopo il pareggio di Carpi – la situazione potrebbe essere stata meno drammatica di quanto lo sia ora. Onestamente risalire l’ultimo posto in classifica con un distacco di nove punti dalla quartultima rappresenta un impresa a dir poco titanica, soprattutto perché le giornate che rimangono da giocare sono sempre meno. Il calcio, però, è bello perché non regala mai nulla di scontato e soprattutto, come ha ricordato anche Luca Toni, finchè esiste il conforto della matematica, nessuno è disposto ad alzare bandiera bianca. La sconfitta con l’Empoli ci lascia,però, anche un pesante interrogativo. Come può essere possibile che in pochi giorni di lavoro Gigi Delneri sia riuscito a “trasformare” in maniera così radicale la squadra soprattutto sul piano della corsa e dell’aggressività?

In ogni caso non è certo il momento di perdere tempo nella caccia al colpevole in quanto ora serve mantenere questa identità apparentemente ritrovata. L’importante è non lasciare per strada nulla di intentato, almeno fino a che la fiammella della speranza rimane accesa. I conti si faranno solo alla fine…

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