Pisano: “Prima difendo. Poi, semmai, attacco”

Le dichiarazioni del nuovo difensore gialloblù, Eros Pisano, rilasciate durante la conferenza stampa di presentazione.

IL MIO ARRIVO A VERONA
“Il mio arrivo a Verona? Sono molto contento di essere qui, ringrazio il presidente, Maurizio Setti, e il direttore sportivo, Sean Sogliano, che hanno sempre dimostrato stima nei miei confronti. Il mio rapporto con il direttore sportivo? E’ stato il primo a credere in me quando ero giovane, a Varese, in Eccellenza. Mi ha visto crescere, è come un fratello maggiore. Io sono di Busto Arsizio (provincia di Varese, ndr), è sempre piacevole avvicinarsi a casa per poter vedere i propri cari più spesso, ma non è questo il motivo per cui ho scelto di Verona: qui c’è grande passione dei tifosi per questi colori e per questa maglia. Per me è un onore essere qui e giocare davanti a un pubblico così passionale. Cosa mi ha detto Sean Sogliano? Sono bastate poche parole, forse neanche una, per trovare l’intesa. E’ servita solo una chiamata e sapere dell’interesse del Verona. Quando ho conosciuto tutto questo ho subito accettato, questa è la strada giusta per me, sono in una società e in una squadra che mi sono sempre piaciute”.

MANDORLINI? HA UNA MENTALITA’ VINCENTE
“Il Verona che ho trovato? A livello tecnico-tattico parlerà meglio Mandorlini di me. Posso comunque dire che in questi primi giorni ho trovato una squadra e un gruppo unito, un’armonia nello spogliatoio fondamentale per il mio inserimento. Ora servirà tempo per entrare nei meccanismi della squadra e per sapere cosa vuole l’allenatore da me. Di questo gruppo conosco Benussi, con cui ho giocato a Palermo, e Bosko Jankovic, che ho conosciuto nel Genoa. L’atmosfera di Verona? Ho visto ciò che l’allenatore vuole dare alla squadra, ovvero la voglia di andare in campo sempre per vincere. Poi le partite possono anche andare in modo diverso, ma la mentalità deve sempre essere questa. Che impressione mi ha dato Mandorlini? E’ un allenatore preparato, che sicuramente ha una mentalità vincente. Qui ha vinto tanto, tiene a questi colori e ha esperienza. I miei nuovi compagni? Posso imparare tanto da Toni, Saviola, Marquez e Agostini. Da loro si può sempre rubare qualche segreto per crescere. Ti possono dare tanto, sono ragazzi umili e per me è un piacere trovarli qui e conoscerli. Domenica, al Barbera, ho visto un Verona a due facce. Nel primo tempo i gialloblù hanno segnato e giocato, mentre nella ripresa si sono un po’ chiusi, anche se la partita è stata equilibrata. In questo campionato ce la possiamo giocare con tutte”.

LE MIE CARATTERISTICHE
“Difensore o uomo di spinta? Nasco come difensore in una difesa a 4, prediligo prima la fase difensiva, poi se possibile mi spingo in avanti. Il 3-5-2 del Verona? Anche a Palermo giocavamo a 5 in mezzo al campo. Quello dell’esterno destro è un ruolo di sacrificio, che nella fase offensiva e difensiva richiede un grosso dispendio di energie. Che tipo di calciatore sono? Sono un difensore fisico, di corsa. In campo vado con tanta umiltà, gioco per la squadra, mi reputo un portatore d’acqua. Mi sacrifico per i miei compagni, la squadra viene prima del singolo”.

TRA VARESE E PALERMO: LA MIA STORIA
“Com’era il primo Sean? E’ sempre stato come lo vedete ora, ci tiene a tenere un calciatore sul pezzo. Era il primo a darmi consigli, mi ha fatto crescere, devo tanto a lui. Come mi ha preso? Il Varese era fallito, io ero nelle giovanili e da lì sono passato in prima squadra. Ero in prova, mi sono messo in mostra e da lì prima è nato il mio percorso. A Varese veniva prima la squadra e l’unione nello spogliatoio, che ha sempre fatto la differenza. Andavamo tutti dalla stessa parte e questo ha aiutato il Varese nella cavalcata. Mangia? Presta molta attenzione ai dettagli, vive di calcio e questo fa la differenza. La mia carriera? Ogni calciatore ha la sua storia, nella mia ci doveva essere questo momento di stallo. Adesso sono qui, ci tengo a fare bene, voglio crescere e migliorarmi ancora. Differenze tra Verona e Palermo? Ce ne sono poche. Anche qui ci sono giovani, su cui non si sa mai se il momento è negativo o positivo, e calciatori d’esperienza, che anche nel momento negativo riescono comunque a dare qualcosa al gruppo. Cosa non ha funzionato a Palermo? In campo vanno sempre 11 calciatori, l’allenatore fa le sue scelte. Io mi sono sempre allenato con grande professionalità, non ho mai mollato. Ma poi è l’allenatore che ha il compito di fare le scelte”.

Fonte: hellasverona.it

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