Raccogliamo i cocci e ripartiamo 

di Marco Pozza

Riponiamo calendarietti tascabili e calcolatrici, mettiamo fine a calcoli sempre più improbabili che a questo punto della stagione appaiono patetici.

Diciamolo pure, mutuando le parole di Roberto Puliero “con le lacrime agli occhi e la morte nel cuore”, il Verona è meritatamente in serie B, anche se manca la sentenza della matematica. Resterà a lungo, forse per sempre, nella memoria del tifoso, questa stagione che da tutti è considerata la più umiliante e vergognosa. La Waterloo, o è meglio definirla la Caporetto, è stata analizzata e discussa in più sedi e da vari addetti ai lavori: giornalisti, opinionisti tecnici, ex calciatori e semplici tifosi. L’elenco dei fattori che hanno condotto al tristissimo e strameritato ultimo posto in graduatoria è lungo e doloroso come lunga e dolorosa è stata la Via Crucis in salsa gialloblu’. Partendo dalla lunga sequela d’infortuni, quasi la squadra fosse vittima di sortilegi messi in atto da qualche perfida fattucchiera, passando alla disarmante pochezza tecnica di una rosa giocatori definita “clamorosamente adeguata alla categoria”, per giungere all’inefficacia delle soluzioni che i due tecnici che si sono avvicendati sulla panchina gialloblu’ hanno tentato di mettere in atto per tenere a galla la barca tappando le falle aperte su di uno scafo fragile ed inadeguato ad attraversare il mare (nostrum) della massima serie. La società, dal canto suo, è parsa troppo assente, tanto che c’è stato chi, nella seconda parte del campionato ha pensato bene di dare a questa assenza una dimensione fisica, salpando per altri lidi .

Meritano una menzione speciale il DS Bigon protagonista di una campagna acquisti che sul campo ha dato i risultati che sono sotto gli occhi di tutti e, di un mercato di riparazione che non ha fornito i risultati sperati. Quindi si può affermare che ha senza dubbio fallito nel suo operato. Ed una meno che mediocre classe arbitrale che non ha ritenuto di doversi esimere dal dare proprio contributo, a dire il vero non decisivo , alla rapida calata agli inferi dei nostri eroi in giallo-fluo.

Un ringraziamento doveroso a chi da gran signore o forse è meglio dire da “gran capitan” , ha pensato bene di abbandonare la nave alle prime avvisaglie del naufragio. Fine la sua che, pare impossibile, ancora più ingloriosa di quella del derelitto Verona.

Giunti a questo punto sarebbe opportuno farsi prescrivere una robusta cura ricostituente.

Molto meglio invece è segnalare chi emerge da gigante da questa infausta avventura: la tifoseria scaligera, grande, generosa ed appassionata che, come il migliore degli amici, è sempre presente soprattutto nel momento più basso ed oscuro.

Impietoso il divario tra una tifoseria da champions ed una squadra debole e scombinata capace di regalare generosamente gioie a tutte le tifoserie avversarie e da gratificare i propri sostenitori di delusioni in quantità industriale .

Vi è però una perplessità, infatti, verrebbe da pensare che talvolta questa sproporzione tra un sostegno straripante a fronte di misere prestazioni da parte dei propri beniamini risenta di un eccessivo e forse malinteso senso di appartenenza e di fedeltà ai colori gialloblu’. Sostenere sempre e comunque la propria squadra non vuol dire necessariamente fare il suo bene. I giocatori che domenicalmente scendono in campo vestendo la casacca dell’Hellas nutrono per i colori gialloblu’ un attaccamento “professionale” che non è minimamente paragonabile a quello genuino ed intenso, tanto da far star male, che pervade in tutto il suo essere il tifoso scaligero. Quindi richiamare “in corso d’opera ” i giocatori e la società all’onore e privilegio di far parte di una grande e amatissima squadra è cosa ben diversa dal far venir meno il proprio attaccamento all’Hellas Verona come bene e simbolo di tutti i tifosi. Anzi sarebbe un tutelare questo bene nei confronti di chi, per mille motivi, se ne dimostra indegno o, nella migliore delle ipotesi, inadatto.

Amare il Verona vuol dire che per il suo bene, a volte, è necessario essere bruschi, mai violenti, ma rudi. Tanto per ricordare a tutti che i Veronesi saranno anche tutti matti ma, certamente non sono scemi .

Stefano Pozza
Dopo il diploma di maturità classica, mi sono laureato in Scienze Politiche presso l'Università degli studi di Padova. Dal marzo 2012 sono iscritto all'Ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Nella vita di tutti i giorni lavoro come Buyer, e coltivo due grandi passioni: la politica e il giornalismo.

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