Sogliano, il leone in gabbia chiede di essere liberato

La situazione è chiara: Sogliano vuole restare a Verona. E non ha usato mezzi termini per sottolinearlo neppure ieri nella serata di Gala del Charity Party alla Gran Guardia. Forse è perché sente che qualcosa non funziona più come un tempo: la lunga pausa del Presidente prima della scelta non lo convince appieno e a microfoni “spianati” considera: “La scorsa estate sarei potuto andare in un’altra squadra ma sono rimasto perché avevo un altro anno di contratto e non mi sembrava giusto interromperlo. Continuare a Verona è stata una mia decisione”. Una scelta di cuore per chi non ne ha mai fatto una questione di denaro o di prestigio per andare in club maggiormente appetibili dal punto di vista professionale. Sean è un duro e puro. Punto. Un serio lavoratore che nei tre anni di permanenza a Verona ha sposato sia il progetto che le persone che ne facevano parte. Il rapporto con Presidente, dirigenza e quadri tecnici si è basato prima di tutto sull’onestà intellettuale, poi sulla forza delle dinamiche professionali che nel tempo lo hanno consacrato quale miglior diesse che l’Hellas avesse potuto scegliere per la sua rinascita sportiva. Fa specie contrapporre il suo “grido di dolore” (“Con il Presidente abbiamo parlato domenica e gli ho detto che in questo momento voglio essere molto sincero e chiaro con la piazza ed i tifosi. E’ il momento di decidere, non è più giusto aspettare. Il mio lavoro mi piace farlo bene, quindi se c’è da mettersi al lavoro bisogna farlo subito perché ci sono tante cose da fare”) con la calma serafica di Giovanni Gardini, diggì gialloblù, che a quanto pare non è turbato dalle riflessioni del vertice (“Ci deve essere un tempo tecnico per fare delle valutazioni sulle persone, sui risultati e sulla prosecuzione di un programma. Credo sia nelle corde di un presidente che vuole realizzare un proprio progetto e una propria strategia. In questi tre anni abbiamo ottenuto dei risultati, affidandoci a determinate persone, ora vediamo se ci sono le condizioni per tutti i noi di continuare o meno”). Il nervosismo che trapela dalle dichiarazioni di Sean, colmo d’amore per i colori dell’Hellas, è per certi versi commovente: da esperto conoscitore del mercato, sa che gli indugi possono rivelarsi fatali. Serve iniziare immediatamente una programmazione seria e mirata per non dover poi rincorrere. Tuttavia, pur nella compostezza di quello che gli impone il ruolo, trova una valvola di sfogo scaricando la tensione e preparando il battito d’ali che lo porterà lontano da Verona nel caso non ci fossero più le condizioni per rimanere. Ma lo fa con eleganza: “Le mie sensazioni? Mi sento sereno, di aver dato tanto e di aver ricevuto tanto, sono determinato a prendere una decisione il prima possibile, in un senso o nell’altro” – ha asserito. Concludendo poi così: “O si continua insieme o si apre un nuovo capitolo con strade diverse. Ora voglio chiarezza”. Lo schivo Sogliano si sente un leone in gabbia, forse desautorato dalla possibilità di continuare a lavorare per il club di via Belgio o quantomeno vorrebbe ancora farlo ma deve scontrarsi interpretando i lunghi silenzi del Presidente Setti. Che forse ha già deciso che lui non farà più parte del prossimo staff. Per quanto mi riguarda, nonostante mi ritenga unicamente un umile osservatore esterno delle dinamiche societarie, Sean va protetto e difeso. Fa parte di quel patrimonio dell’Hellas Verona di cui il diggì Giovanni Gardini parlava. E qui mi piace ricordare quel consiglio che ieri l’ex Presidente, quello dello Scudetto, regalava al Patron di Manila Grace. Sul palco della Gran Guardia, in compagnia del suo più giovane collega, Chiampan ha ricordato a Setti come sia imprescindibile creare amalgama, valorizzare le componenti che hanno fatto risorgere il Verona. Come non essere d’accordo con l’esperienza di chi ci ha condotto al tricolore. Per di più se parliamo del principale artefice dei colpi di mercato gialloblù. Anche a gennaio, è bene tenerlo a mente, con zero euro il diesse ex Varese ci ha portato Pisano e Fernandinho, mica gli ultimi dei brocchi.. E se proprio non dovesse prevalere il senso di riconoscenza, come non essere perlomeno aziendalisti? Con Sogliano i bilanci societari sono a posto, con un altro, chissà.. Presidente, faccia attenzione, Sean non solo non va tradito, va difeso!

Michele Coratto

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