The day after. Tudor, l’arbitro, il governo: quando le scelte sembrano illogiche

Premessa. Onore a Tudor per tutto quello che è diventato il Verona e per aver di fatto annullato ogni ricordo del suo amico predecessore.

Però, la gratitudine non può fermare i giudizi e il giudizio ahinoi anche oggi è lo stesso di sempre: il doppio regista non funziona, piace solo al tecnico e… ai suoi avversari, perchè non c’è stata una partita quest’anno dove il doppio regista abbia fatto bene, anzi… limita oltremodo Ilic (anche se ieri ha avuto qualche sprazzo di buon calcio) e obbliga Veloso agli straordinari difensivi e a meno lucidità in impostazione (ieri inguardabile). E a esplicita domanda in sala stampa, Tudor ha ribadito che voleva un Verona più veloce in impostazione con i due registi (anche se Veloso-veloce sono due parole che vicine fanno fatica a starci) e il suo Verona, che ha dominato la gara, è la dimostrazione della bontà della scelta. Peccato non aver la controprova di un centrocampo con Tameze in mezzo: magari (ci scusi la cattiveria) avrebbe dominato ma avrebbe anche vinto! Magari e basta, però, non lo potremo mai sapere. Ma potremo finalmente liberarci del doppio regista mancino nella prossima giornata, contro il Sassuolo, grazie al giudice sportivo che ha fermato Ilic e per una volta anche le tentazioni di Tudor.

Il day after della sconfitta ingiusta contro la Salernitana, pilotata da un arbitro incapace, ci ha mostrato uno stadio pungolato di mascherine bianche qua e là, frutto anche loro di un governo italiano che ha dimostrato per l’ennesima volta in due anni di non sapere nulla di nulla del calcio e di prendere decisioni totalmente casuali. Ne parleremo più approfonditamente nei prossimi giorni, ma 5000 persone al Bentegodi che nuoteranno come in un acquario immenso, 5000 a San Siro che si potranno salutare con il binocolo e 5000 a Venezia o Empoli, dove si siederanno una in braccio all’altra, non sono la stessa cosa. Difficile da spiegare a chi comanda.

Infine un pensiero a chi ha obiettivi europei per questo Hellas. I sogni vanno cullati ed è giusto fissarsi obiettivi importanti, ma la forza delle grandi squadre sta nella tenuta fisica, ma soprattutto mentale. Il Verona di ieri era scarico, psicologicamente ed emotivamente non all’altezza di una gara di Serie A, seppur contro una squadretta imbarazzante come la Salernitana, che però arrivava da quasi un mese senza partite. A livello fisico il Verona ha retto, ma è mancato clamorosamente a livello mentale, come sempre quest’anno quando ha dovuto affrontare gare ogni tre giorni. È questo che fa la differenza tra una big e una squadra di media classifica: l’essere sempre sul pezzo, starci con la testa, ad ogni gara, anche ravvicinata. Ed è per questo che oggi una qualificazione europea, seppur splendida, sarebbe deleteria per questo Verona: panchina più lunga e giocatori ancora più forti per un’eventuale stagione così. Ma ora meglio non pensarci. Meglio concentrarsi sulla salvezza di quest’anno e sulle basi da costruire mattoncino dopo mattoncino. Sperando di non incontrare più l’arbitro Dionisi e di evitarci per qualche settimana il doppio regista in campo.

Foto: instagram Hellas Verona

Damiano Conati

Sono nato a Verona nel 1982, sono sposato e ho tre bellissimi bambini. Laureato in Scienze della comunicazione, sono iscritto all'Ordine dei Giornalisti dal 2005. Giá collaboratore di molte testate locali, presidente di una società di basket, ho vissuto tre anni in missione in Brasile e attualmente lavoro come operatore sociale in Caritas Verona.

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