Toni: ” Gli unici rimpianti si chiamano Juventus e Nazionale”

Trecen…Toni, e la voglia di non fermarsi più. Dopo il grande traguardo raggiunto con la perla di Udine, valsa il 300° gol in carriera, Luca Toni vuole continuare a trascinare il Verona, in una Serie A che, secondo l’attaccante modenese, ha perso smalto rispetto agli anni passati: “Il ritmo è diverso, gli altri vanno al doppio e ormai troppo spesso ci sono partite… davvero brutte da vedere – rivela l’attaccante a Tuttosport – Bisogna puntare di più sui settori giovanili e sugli italiani. Il cambiamento deve poi essere radicale. Qui, per esempio, i tifosi non possono andare in trasferta. Una delle cose più tristi per un calciatore è inoltre giocare una partita a porte chiuse: sentire la voce del raccattapalle è imbarazzante e ti fa passare la voglia”.

Soluzioni? Toni ne propone una: affidare il governo del calcio ad un calciatore. “Come può decidere cosa sia meglio per il calcio uno che non ha mai frequentato un settore giovanile? Il Bayern funziona perché comandano Rummenigge e Hoeness, due che hanno fatto la storia del club. Da Vialli a Del Piero, Cannavaro, allo stesso Albertini: ce ne sono tanti. È brutto da dire, però io la politica la lascerei fuori dal calcio. È chiaro, abbiamo bisogno di loro per velocizzare le norme, ma è giusto che chi decide sappia di pallone”.

Una carriera straordinaria, quella di Toni, comunque caratterizzata da qualche rimpianto: “Forse sono arrivato alla Juventus un po’ tardi. Potevo anche dare qualcosa in più, se me ne avessero data la possibilità. Sarei rimasto volentieri, ma la società ha fatto altre scelte. Inter? Prima di Calciopoli siamo stati molto vicini – ha rivelato – Poi, con la penalizzazione, Della Valle mi ha dichiarato incedibile. Uno dei miei più grossi rimpianti è stato aver perso la sfida scudetto con la Roma contro l’Inter: lo scudetto lì è qualcosa di speciale e se indossi quella maglia lo respiri. La convocazione in Nazionale? Ci credevo: con Prandelli ho passato due anni splendidi a Firenze, poi non so cosa possa essere successo e non ci siamo mai sentiti. Vedevo che fino all’ultimo ha convocato gente che non era mai stata in Nazionale. Lippi, per esempio, in Germania ha portato Totti nonostante a inizio Mondiale avesse ancora problemi alla caviglia. Se lasci aperte le porte a tutti, però, i discorsi cambiano. Forse ventuno gol sono stati pochi…”. Poi, una finestra sull’esperienza in Arabia: “Era un calcio che non mi piaceva perché io non sono un giocatore che salta tre uomini e tira sotto l’incrocio. Poi c’era molto dilettantismo: un giorno uno veniva al campo e il giorno dopo non si presentava senza che nessuno dicesse niente. Così ho lasciato lì il contratto e sono tornato in Italia”.

Infine, qualche giudizio su alcuni “colleghi di reparto”, particolarmente promettenti secondo il numero 9 del Verona: “Gabbiadini è un bel giocatore, lo stesso Okaka ora non sta segnando tanto ma, quando inizierà a farne tanti di gol, potrà diventare importante anche per una grande squadra. Questi ragazzi bisogna saperli anche aspettare. La Juventus aveva in mano Immobile, capocannoniere, l’ha venduto per prendere Morata. Non so se abbia fatto bene oppure no, però è l’esempio di come le grandi squadre italiane guardino prima all’estero e facciano fatica a puntare sui nostri di campioni. Balotelli? Per dargli una mano bisognerebbe iniziare a parlare di lui quando fa gol. Lui deve iniziare ad andare sulle prime pagine perché è capocannoniere in Premier, non perché spara con la carabina”.

Fonte: gianlucadimarzio.com

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