Valoti: “Con le rivali dirette Verona sempre all’altezza”

Le dichiarazioni del centrocampista gialloblù, Mattia Valoti, rilasciate durante la trasmissione “Vighini Show”, in onda su Telenuovo e condotta dal giornalista Gianluca Vighini.

LE NOSTRE POTENZIALITA’ SONO ANCORA INESPLORATE
“Se alla squadra le batoste fanno bene? Abbiamo dimostrato che nelle partite alla nostra portata, quelle che dobbiamo vincere per forza, arriviamo sempre ai tre punti. Magari dopo una bella prestazione arriviamo scarichi, dobbiamo crescere sulle prestazioni, sulla continuità. Le pressioni ci fanno bene, se facciamo male in campo aumenta anche l’intensità degli allenamenti. Il nostro potenziale? L’obiettivo che vogliamo ottenere il prima possibile è la salvezza, ma il Verona ha qualità molto importanti, basta il nome di Rafa Marquez per testimoniare questo fatto.Possiamo crescere tanto, gli ultimi risultati parlano per noi. Penso che questa squadra possa arrivare a qualcosa in più della salvezza matematica”.

JUVE? RICORDO DA CANCELLARE
“Se l’impatto con la Juve è stato traumatico? In quelle partite ero motivato, avevo più adrenalina e più voglia di fare. Vero, sono state due sfide da cancellare completamente, siamo entrati in campo con testa, eravamo convinti di fare una buona partita partita, poi il gol su punizione ci ha tagliato le gambe. Loro sono una squadra che ammazza il campionato, ci prendevano a schiaffi e non riuscivano a reagire, ci siamo disuniti. In Coppa Italia ha giocato chi trovava meno spazio in campionato: io, Nico Lopez, Campanharo e Sorensen. Ci è mancata la reazione, dobbiamo ancora crescere, è stata una lezione per noi. Nella seconda partita eravamo carichi nonostante il 6-1 subìto da poco. A Torino abbiamo vissuto quattro giorni difficili, sempre in ritiro, senza mai staccare. In campo abbiamo cercato di dare tutto, però, lo ammetto, siamo stati un po’ molli. Durante l’anno abbiamo avuto partite difficili, come col Napoli, in cui abbiamo preso gol e non siamo riusciti ad arginare gli avversari. A mio avviso dobbiamo crescere in questo aspetto. Se si mette male, se ci sono partite che non possiamo vincere, non dobbiamo mollare e resistere per non prenderle più. Con le rivali dirette però, in quelle partite che contano davvero, ci siamo sempre dimostrati all’altezza”.

IO, FIGLIO D’ARTE
L’eredità di mio padre? No, non mi pensa. L’entusiasmo che ho visto arrivando a Verona come figlio Aladino è stato fantastico, tutti ricordano i due anni che papà ha giocato qui con molto affetto. Diciamo che sotto questo aspetto è positivo, sta a me far vedere che sono un giocatore diverso da lui, siamo due giocatori opposti. Io un favorito? Magari un po’ all’inizio potevo essere visto come un figlio di papà, ma con la mia crescita ho dimostrato di poter essere qualcosa oltre a quello, sta a me far vedere le mie qualità. Papà mi ha dato tanto sotto aspetto tecnico, con me è un martello sul fatto di lavorare tanto, arrivare prima agli allenamenti e andare via dopo, mi aiuta e mi ha sempre aiutato, stimolandomi il più possibile”.

AL MILAN HO PASSATO MOMENTI DIFFICILI
“Quando sono andato al Milan c’erano varie aspettative su di me, poi per vari motivi non sono riuscito a dimostrare il mio valore. Ero arrivato a Milano come giovane per la Primavera, al primo ritiro Allegri mi ha voluto da subito in ritiro con la prima squadra. In quell’occasione andò tutto bene, poi ho subìto uno strappo muscolare in una partita del campionato Primavera e da li è stato un calvario, ogni volta che riprendevo a giocare mi facevo male. E’ stata una liberazione ritornare all’Albinoleffe. Ho corso un rischio tornando a casa, lo so bene, ma dovevo farlo, anche il mio procuratore era d’accordo. Ero al Milan in comproprietà con l’Albinoleffe, che deteneva metà del mio cartellino, andare a giocare in Serie B in prestito era comunque un rischio, ma dovevo correrlo. Ho passato un anno con molte soddisfazioni in una società che mi conosceva bene fin dal settore giovanile, lì ho giocato con più continuità e sono riuscito a ritagliarmi il mio spazio. Dopo quelle due annate un po’ particolari finalmente sono riuscito a mettermi in gioco e a dimostrare il mio valore e a ritrovare con lo spirito giusto. Poi è arrivata la chiamata del Verona”.

ECCO QUAL E’ IL MIO STILE DI GIOCO
“Dove mi colloco in questo Verona? Il ruolo in cui ho giocato più spesso in carriera è il trequartista, dai tempi di Milan e Albinoleffe. Tutti mi vedevano come mezzala, ma era ruolo che dovevo imparare, per cui mi dovevo allenare tanto. Anche qui a Verona Mandorlini ha visto subito che era un trequartista e mi ha messo sotto. Aveva in mente di farmi allenare da mezzala, così ho cercato dall’inizio di imparare dai miei compagni quel ruolo, dovevo crescere molto e ho dovuto migliorare anche in fase difensiva. Mi sono impegnato con disciplina per imparare la tattica e i movimenti migliori. Alla fine è servito, nella partita con il Parma l’allenatore mi ha fatto entrare e sono riuscito a dare il mio contributo. Cosa mi manca per fare il salto di qualità? Credo che il passeggio da talento a calciatore sia in generale tutto da dimostrare. Ho fatto presenze, con il gol e l’ assist, ma sento di non aver fatto ancora niente. Devo dare continuità a queste azioni, secondo me il calciatore che sboccia lo puoi avere solo con la continuità. Spero di avere mio spazio per dimostrare che posso esplodere anche io”.

Fonte: Ufficio Stampa H. Verona FC

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